Perché ritorno a casa, al blog, e dovresti farlo anche tu

Non so voi, ma per me avere o non avere un blog fa una grande differenza, come quella tra l’avere una casa dove rifugiarsi e il non averla. Chiunque abbia l’esigenza, per svariati motivi, di avere una presenza online più o meno professionale non può affidarsi solo ai social. Questi ultimi sono un po’ come il parco, la piazza, il bar: tutti luoghi pubblici nella “città online”. Hai bisogno di sapere casa tua dov’è, qual è il tuo indirizzo. Io per un decennio ne ho avuto uno buono, uno con il mio nome e cognome e il suffisso .it. Per motivi che non sto qui a spiegare qualcun altro ora ha comprato quello spazio e ora lo tiene vuoto, parcheggiato. Psicologicamente per me non è facile perché lo sentivo come parte di me, ero io, visto che per anni vi ho postato contenuti ai quali ho dedicato passione, tempo, lavoro. Ed ora eccomi qui ad apprendere da quella esperienza. Questo è il principale motivo per cui ho deciso di ripartire con questo nuovo temporaneo progetto all’indirizzo giuseppevitaleattore.wordpress.com. Temporaneo perché se c’è una cosa che ho imparato in questi anni è che anche nel web, come nella vita offline, o forse qui ancora più che altrove ciò che sembra solido e duraturo dopo qualche tempo mostra un altro volto. Anche qui occorre adattarsi, sapere che per un tempo ci sarà un determinato progetto. Domani ce ne sarà un altro da qualche altra parte. Vale per i pesci grossi, come per quelli piccoli. Ve lo ricordate Myspace ad esempio? Oggi molti non lo conoscono ma prima di Facebook ha dato la possibilità a tante persone, specie nel campo musicale, di avere delle pagine online in una community mondiale, di fatto è stato il primo social network.

Ora la domanda è: qual è quel posto dove si sperimentano all’inizio le proprie idee, le proprie attività, i propri progetti? Casa propria. La risposta è molto facile. All’interno delle proprie mura domestiche si è più o meno a sufficienza protetti dagli occhi critici di chicchessia per iniziare a far sviluppare la fantasia finché, tentativo dopo tentativo, c’è qualcosa di valido che si può fare. Allora, magari, si chiama qualche amico e gli si mostrano i primi risultati e da lì si parte per qualcosa di ulteriore o si torna indietro o si abortisce quel che si stava producendo per ulteriori e migliori percorsi. Ecco il blog è la stanza del soggiorno, del salotto, dove di solito si ricevono le persone per iniziare a interloquire con loro, per ricevere i primi feedback. Per un artista, per un artigiano, per un consulente, per un professionista, per uno scrittore e per tanti altri produrre contenuti e di continuo coltivarli, modificarli significa articolare il proprio pensiero attraverso il linguaggio più adatto che le varie risorse legate al blog consentono. Infatti non c’è solo il testo scritto, ma anche i video, gli audio-post, le presentazioni ecc. A questo punto si potrebbe obiettare che per tutto questo ci sono i social. Ma non è la stessa cosa. Innanzitutto in termini di flessibilità: l’editor di wordpress per esempio che sto utilizzando ora mi presenta infinite opzioni. Inoltre qui posso meglio correlare i contenuti un con l’altro con gli articoli correlati, con la tagline, posso combinare testo e immagini come meglio mi aggrada, ecc. Inoltre non è una gran cosa scrivere un testo lungo come questo su Facebook ad esempio. Il blog è il luogo privilegiato, ancora oggi, per pensare, produrre e veicolare contenuti di vario tipo.

Soprattutto, ed è il motivo più importante, è il luogo dove si può esercitare la libertà. Ne parla Riccardo Esposito in un post su cui riflette sulla necessità o meno oggi di un blog. Scrive, infatti:


I social network sono fantastici e rappresentano un’ottima base per fare personal branding. Però il blog mi lascia una libertà che i social non hanno ancora maturato.
La loro forza è il limite più grande: hanno già un pubblico, sono ottimi se vuoi parlare all’interno della piattaforma. Ma non comunicano con l’esterno perché non hanno interesse a farlo. Vogliono mantenerti nel proprio orticello.

Da qualche tempo nella blogosfera si riflette sulla presunta morte del blog nel web di oggi. Ma si parla anche di ritorno al blogging dopo che ci si comincia a rendere conto che non è tutta questione di quanti “mi piace” si attirano. Su questo la penso come un altro Riccardo, il buon Scandellari che in un suo post conclude:


Chi cerca un contenuto articolato o informativo, fatto per durare nel tempo, sa che non lo troverà su Facebook. Chi scrive contenuti in cui mette il massimo impegno e li cura maniacalmente sa che non deve pubblicarli su Facebook.

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