Diario d’un inizio autunno romano

Pay me to walk in Rome, pagatemi per camminare a Roma. Rubo ad Hawaiki, alias Carlo Farina, il suo ormai famoso hashtag #paymetodonothing. Se lui sta sdraiato a Via del Corso a Roma chiedendo di essere pagato per non fare nulla, io vorrei chiedere di essere pagato per camminare per le strade e le piazze di Roma. Tra l’altro proprio passeggiando ho incontrato questo genio di ragazzo napoletano e, ovviamente, c’è scappato il selfie.

Una provocazione la sua? Fancazzismo? Io ritengo che ci sia lo stesso genio di Duchamps. Ve li ricordate i baffetti alla Gioconda di Leonardo? Oppure l’orinatoio? Di solito la reazione di fronte a queste opere è: <<che ci vuole? Avrei potuto farlo anche io!>>. E allora perché non lo hai fatto? Perché non lo fai? Perché non tiri fuori la tua creatività? Il primo passo è l’ammirazione, non il disprezzo (al quale alcuni si lasciano andare), per gli artisti di strada (nel caso di Carlo). A proposito di strada, per la capitale se ne possono fare di incontri, come quello capitatomi (per caso?) con Lello Arena.

Ve lo ricordate questo straordinario attore napoletano che ha fondato La Smorfia insieme a Massimo Troisi e Enzo De Caro? Stava passeggiando tutto solo per la libreria alla Galleria Alberto Sordi e ne ho approfittato. Chi lo sa forse anche lui è un’anima in pena, alla ricerca di non si sa che cosa come me, un curioso, uno che non si stanca mai di guardare le persone, la gente, le strade, anche se ci sei passato mille volte, anche se a sera, quando ritorni, un po’stanco, con il traffico ovunque, gli autobus, i barboni, ‘ a monnezza, le pizze al trancio e le gelaterie i tuoi occhi, il tuo cuore, la tua mente sono pieni di una moltitudine di razze, di odori, di lingue… Questa città cambia tanto di giorno in giorno, eppure è sempre la stessa, nella sua fissità di capitale della bellezza, di un Rinascimento che è ancora là nelle pietre, nelle piazze, nelle chiese, nelle sculture. Una su tutte il Mosè di Michelangelo.

In questo gran pezzo di marmo a tratti ingiallito e annerito c’è un connubio potente tra la figura biblica e l’artista, tra la mano di Dio che forma e guida gli ebrei e quella dell’artista che irrompe sulla scena con il suo stile fiero e maestoso, tra il personaggio ritratto pensoso e assorto e Michelangelo filosofo e che medita. Questa statua nella Basilica di San Pietro in Vincoli è uno dei pilastri che regge una Roma che altrimenti sarebbe decadente, perduta forse per sempre. Si tratta di una estasi fermata nel tempo del Buonarroti che giunge ai tempi nostri e li attraversa. A proposito di mistica altra colonna romana è l’estasi di Teresa d’Avila del Bernini.

Oggi per certe fantasie barocche, che ci sembrano estreme, storciamo il naso perché siamo nel pieno dell’era dell’autenticità. Certi eccessi ci appaiono artifici retorici. Però una delle eccezioni è questa statua a Santa Maria delle Vittorie, vicino a Piazza della Repubblica. Questa è una grande lezione su pietra che sembra trattata alla stregua della cera di come vivere anche oggi lasciando che Dio operi in noi, attraverso di noi, per noi in un entusiasmo, in un afflato che è persino erotico, compiaciuto. Ci si può lasciar ubriacare da una spiritualità che sotto diverse forme sempre più persone nel mondo coltivano e della quale possiamo trovare la radice comune nella consapevolezza che Tutto è Uno, Amore Infinito. Questa è la Grande Scena del Mondo, nella quale ciascuno è protagonista come davanti agli spettatori di Teresa.

Roma, come Napoli, è una delle città più teatrali del mondo. Qui si va in scena più che altrove, non solo e non tanto nei molti teatri ma per la via, nei bar, alle fermate dell’autobus. Che cos’è, poi, quest’ultimo se non un teatrino viaggiante, un luna park su ruote in giro per la città, con i suoi specchi, con i suoi riflessi, con i suoi giochi di luce?

L’infinito a ben vedere è un gioco di specchio nello specchio, di immagine che contiene e che è contenuta allo stesso tempo, in loop. Roma è appunto una città che si ripete nel suo ciclo continuo tra “Roma e Amor”. C’è della magia in questo, sapete. L’urbe vive di reiterazioni, di raddoppiamenti, di duplicazioni.

E tu ti trovi in mezzo, a scegliere la via che vuoi percorrere, la chiesa nella quale ti vuoi fermare, l’angolo che vuoi ammirare. In fondo questa è libertà, l’essere Cane senza padrone mentre passeggi di notte tra San Giovanni e Re di Roma.

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