Come ho trovato la libertà fidandomi di Dio

Immagine da una foto di Giuseppe Vitale con filtri e titolo dell’articolo

L’invito

Stai vivendo secondo la tua libertà? O c’è qualcosa che ti opprime? Sai che puoi raggiungerla e che Dio te la dona in abbondanza lungo la tua vita?

Nella prima lettura della Liturgia della Parola di oggi domenica 14 Giugno 2020 Mosè parla al popolo ricordando come Dio lo ha fatto uscire dal paese d’Egitto, lo ha nutrito con la manna e lo ha abbeverato facendo sgorgare l’acqua dalla roccia. Ti invito a leggere questo splendido passo ne La Bibbia di Gerusalemme. Lo ha liberato dalla schiavitù d’Egitto per condurlo alla terra promessa, a quella libertà che ciascuno di noi desidera. Al di là delle vicende più o meno storiche della peregrinazione nel deserto per quaranta anni degli Israeliti è a me e a te che questi versetti dell’Antico Testamento si rivolgono. Si tratta di un invito a considerare la propria vita. Per accorgersi come Dio sia all’opera in un cammino di liberazione progressiva, di crescita spirituale. Ed è quello che ora faccio io in questo articolo nel quale rivelo come ho imparato a fidarmi di Dio nelle mie vicende personali. Leggile, dedica loro un po’ di tempo, forse ti ci rispecchi o forse no, ma comunque ti aiutano a fare sintesi della tua esistenza. Ed è tanto.

Sommario del post

Il pellegrinaggio

Io ho quarantasei anni ora. Quando avevo sei anni, nel 1980, iniziai ad andare a scuola e a frequentare il catechismo. Quello fu l’anno delle olimpiadi di Mosca, della strage di Bologna e dell’elezione di Reagan. Io cominciavo ad apprendere i primi rudimenti di ciò che mi sarebbe servito per la mia vita, per crescere sotto ogni aspetto, anche spirituale. E adesso che ne sono passati quaranta di anni in cui ho studiato, ho imparato, ho provato, ho fallito e ho concluso qualcosa di buono, posso dire che il mio è stato un pellegrinaggio nel deserto del mondo sotto la guida di Dio. Mi ci ritrovo nella prima lettura di oggi. Io sono uscito dal paese d’Egitto, dalla condizione servile. Il più grande pericolo per un uomo, ma anche per una donna, è di essere schiavi di qualcuno o qualcosa e quindi di non riuscire ad essere artefici della propria vita come gli antichi e i rinascimentali avevano capito. Ed io schiavo lo sono stato, eccome! Per esempio dell’amore, in preda a emozioni che stavano diventando distruttive. Sono stato schiavo della religione e questo può sembrare un paradosso perché, almeno in teoria, essa dovrebbe aiutarci a ritrovare la libertà. Ma poi ho capito che non necessariamente spiritualità e religione vanno assieme e che i dogmi e la morale sessuale, di cui papa Giovanni Paolo II è stato campione, non facevano per me. Di lui non mi piaceva neanche come trattava l’America Latina, ma di questo parleremo un’altra volta. Sono stato schiavo o, meglio, ho corso il pericolo di diventarlo nei confronti di una cultura che aveva fatto del posto fisso e dello stipendio degli idoli, che ha ammantato la paura con una falsa sicurezza. Altrimenti come spiegare il boom di militari nel sud?

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Il mondo

Del resto il mondo da cui provengo ha conosciuto tanti abusi terribili, a parte le dittature di Saddam Hussein, di Gheddafi, di Fidel Castro e di tanti altri. Per quindici anni, dalla mia nascita nel 1974 e fino al 1989, ho vissuto in un pianeta diviso tra est e ovest, eccezion fatta per i paesi non allineati, dal muro di Berlino. Le due superpotenze USA e URSS hanno provato, soprattutto negli anni ’70, a determinare, a controllare la vita degli italiani (tanto infedeli o almeno considerati tali) anche ricorrendo a delle stragi. Assieme a ciò c’è stata la schiavitù ai partiti politici sotto forma di partitocrazia visto che essi avevano lottizzato gli ospedali, i pochi canali televisivi che c’erano, i giornali, i sindacati ecc. La situazione degenerò così tanto che ogni rappresentanza politica si arraffava illegalmente fondi attraverso quel sistema di tangenti che venne alla luce durante gli anni di Mani Pulite. Ricordo anche che tra gli ’80 e i ’90 una delle mafie minori, o ritenuta tale, come la Sacra Corona Unita lasciava diversi morti ammazzati per strada in diversi comuni della provincia di Brindisi, dove vivo. Che dire di questa terra, poi? Quando ero bambino era considerata la periferia del mondo, se non maledetta proprio. Era la terra amara da coltivare, sulla quale sputare sangue. Mentre io a sei anni ebbi una penna tra le mani a mio padre, invece, fu data una zappa. E non in senso figurato. Una terra tra l’altro la cui aria è stata rovinata, inquinata, appestata dai fumi dell’Italsider (poi Ilva e ora Arcelor Mittal) a Taranto da una parte e del petrolchimico e della centrale a carbone a Brindisi dall’altra. Qui è facile sentirsi impotenti, pedine in mano di giochi molto grandi e per i quali nemmeno la tua salute ha importanza.

E si badi che queste sono solo delle macro-categorie. Dentro questi quarant’anni ci sono stati tanti altri pericoli di assoggettamenti: da quello alla televisione (e a certa pubblicità) a quello verso la rete, dal cibo-spazzatura all’alcool e alle droghe. Da non dimenticare le dipendenze psicologiche della donna nei confronti dell’uomo, degli appartenenti a sette di vario tipo, di soggetti fragili che vengono bullizzati. E inoltre si può essere sottomessi al vizio del fumo, del gioco, al sesso smodato (e qui ho rischiato un po’ tanto), all’amore eccessivo per il denaro (anche se ritengo che per lo più purtroppo lo disprezziamo). C’è infine la categoria dei pregiudizi nei confronti degli zingari, di gay, dei testimoni di Geova, degli ebrei, degli immigrati ecc.

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L’aquila

Io potevo benissimo diventare schiavo della disperazione, dello sconforto, del dolore quando ho perso il mio amatissimo ed unico fratello nel 1997 oppure quando mia madre se n’è andata per un tumore al seno nel 2014 oppure ancora quando ho perso all’improvviso uno zio che viveva con me nel 2017. Potevo schiantarmi al suolo proprio per la depressione quando mia moglie, che pure amavo, nel settembre del 2018 dopo un viaggio a Cuba mi ha detto che non voleva più stare con me.

Questo è il cammino che ho fatto finora per quanto riguarda le occasioni che potevano assoggettarmi. Ci sarebbero da aggiungere anche i successi che ho ottenuto perché anche quelli possono ridurti a giocattolo. Potrei anche aggiungere tutte le persone negative che ho incontrato e che hanno cercato di dissuadermi dal fare l’attore. Non è stato semplice per me. Ho avuto sete e Mosè ha percosso la roccia e ho bevuto acqua zampillante. Ho avuto periodi in cui non sapevo come avrei fatto la spesa e sempre è scesa abbondante la manna dal cielo. Ora non ho finito di camminare. La mia prossima tappa sarà la liberazione dai pregiudizi nei confronti dei ricchi e da una sorta di voto di povertà che avevo fatto e che è stato contro-producente specie ora che ho cambiato idea nei confronti del lusso che consideravo, sbagliandomi, “non-spirituale”. Ma di una cosa sono certo: se dovessi camminare in un valle oscura non temerei alcun male, come dice il Salmo 23. Ti invito a leggerlo insieme ai tanti salmi, vere preghiere di “fiducia” ne La Bibbia di Gerusalemme. E la fiducia che ho riposto in Dio mi viene ripagata ogni volta che mi libero in volo, in alto come le aquile, a quote dalle quali gli ostacoli scompaiono, si appiattiscono, e ogni elemento diventa una variazione bella e preziosa, come le altre, di un meraviglioso paesaggio.

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E tu?

E tu? Quanti anni hai? Hai mai guardato la tua vita sotto la luce della liberazione di cui si parla nel Deuteronomio? Hai letto questo e altri libri della Bibbia? Sai, hanno il potere di fare luce su tanti aspetti, di guidarti, di darti le chiavi per affrontare ciò che altrimenti resta confuso e inspiegabile.

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Un pensiero su “Come ho trovato la libertà fidandomi di Dio

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