La Parabola dei ricchi

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La Parabola dei Talenti di cui parla il Vangelo di oggi, domenica 15 novembre 2020, è la parabola dei ricchi e di tutti coloro che vogliono ottenere abbondanza e ricchezza nella propria vita. Si tratta di una grande lezione di mindset, di psicologia, oltre che di fede in Dio per ottenere il massimo dalle proprie somme di denaro e dalle proprie abilità, di qualunque tipo. In definitiva, questo testo evangelico è il vademecum del successo, una pietra miliare per tutti i tempi. Io amo molto questo testo e vi torno spesso con la mente e vale la pena di fare un paio di riflessioni insieme.

La storia è questa: un padrone deve partire per un lungo viaggio e quindi affida delle somme di denaro a tre servi. Al primo dà cinque talenti. Al secondo due e al terzo uno. Dopo molto tempo torna e chiede loro conto di come hanno impiegato le somme affidate. Teniamo presente che si tratta di grandi cifre. Dare cinque talenti a qualcuno oggi significherebbe lasciargli diversi milioni di euro. Il primo servo ha raddoppiato il capitale e anche il secondo: erano passati rispettivamente a dieci e quattro talenti. Il terzo, invece, restituisce l’unico talento che aveva.

Che cosa era successo a quest’ultimo e perché non aveva portato frutto? Immaginiamo la scena: prima di tutto all’inizio vede che gli viene dato molto di meno rispetto agli altri due. Quindi si mette già sulla difensiva. Poi con il passare del tempo nota che gli altri servi fanno degli investimenti e pensa che potevano permetterselo visto che comunque avevano più di lui. Pensa: «Io non posso fare come quei due, non posso permettermelo. E se vado a perdere incautamente l’unico talento che ho? Che facciamo? Quello, il padrone, è uno severo perché miete dove non ha seminato e raccoglie dove non ha sparso. È tremendo e mi infliggerà una punizione durissima. Devo badare alla mia sicurezza e devo essere prudente». Quindi scava una buca e sotterra il talento, se lo dimentica completamente.

Ora, accade che i primi due servi vengono lodati per il loro comportamento e vengono premiati perché a loro vengono affidati ulteriori beni. Il terzo viene, invece, trattato malissimo. Viene rimproverato per la sua paura e gli viene tolto il talento che viene dato a chi già ne aveva dieci. Il padrone aggiunge: «A chiunque ha sarà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha sarà tolto anche quello che non ha». Sembra un’ingiustizia questa, non è vero? Com’è possibile questo? Perché Dio fa ciò?

Io mi sono sempre identificato nel terzo servo e ho avuto per tanti anni paura di un Dio che pensavo fosse severissimo, che mi giudicasse e che fosse pronto a infliggermi delle punizioni. Anche perché mi sono sempre paragonato a chi ha più di me e mi sono sentito tanto povero. Sapevo, ero certo di non avere e quella frase la sentivo come l’ufficiale giudiziario pronto a portarmi qualcosa via da casa. E siccome davvero due volte sono venuti due diversi ufficiali giudiziari in casa mia ero sicuro che fosse la punizione divina per la mia presunta incapacità di portare frutto. Ancora oggi che ho superato i quaranta anni e sono vicino alla cinquantina mi viene la tentazione, a volte, di pensare, quando fallisco (o credo che accada) in qualche attività che Dio mi stia togliendo qualcosa a causa di un qualche mio comportamento sbagliato.

Perché qui la discriminante è la paura. E diciamolo fino in fondo: tanti pensano di essere il servo da un talento solo e se la prendono con Dio che li ha fatti nascere poveri e sanno di non avere possibilità e quindi vanno avanti in un’esistenza che sarebbe meglio chiamare sopravvivenza. Oggi, tra l’altro, si celebra proprio la Giornata Mondiale dei Poveri che di sicuro, staranno aumentando vista la crisi economica a seguito della pandemia. Che si fa allora quando si ha poco o niente? Si scava una buca e “si protegge” quell’unico talento che si ha?

E se provassimo a modificare, con un poco di fantasia, la situazione? Lo so che con la fantasia non si mangia, che può sembrare roba per chi ha la pancia piena, ma proviamoci, non costa nulla. Proviamo ad evitare qualsiasi paragone sia con chi ha più di noi sia con chi a meno. Fanculo all’auto nuova. Fanculo ai capi di abbigliamento nuovi. Fanculo all’ultimo modello di smartphone. E fanculo a tante altre cose. Respiriamo? Siamo ancora in vita? Ripartiamo da qui. Siamo già ricchi. E ora facciamo un altro passettino in avanti. Usiamo tutta l’immaginazione per sentirci come se avessimo tutto o quasi quel che desideriamo: la casa 🏡, l’automobile, le scarpe, ecc. Chiudiamo gli occhi e lasciamoci andare a quelle che potrebbero sembrare delle “fantasticherie”. Di sicuro ci si sente meglio. Io lo faccio ogni giorno per diversi minuti. Si tratta di una tecnica vera e proprio che approfondirò in un prossimo articolo e che si chiama visualizzazione creativa.

Che cosa succede con ciò? Si provano sensazioni simili a chi già ha. Ricordati il detto: «A chiunque ha sarà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha sarà tolto anche quello che non ha» che fa il paio con “piove sempre sul bagnato”. Sappiamo, infatti, che è più facile produrre denaro quando già lo si ha. Meno facile è per chi non sa se gli ultimi semi deve seminarli o mangiarli. Dio oggi ci chiede il coraggio di comportarci come i ricchi che hanno tanto, di avere la fede che comunque andrà ci assisterà, di smettere di fare la vittima preoccupata e lagnosa e di essere proattivi facendo quel che si può con quel che si ha.

E tu cosa pensi di questa parabola? Quali riflessioni ti vengono in mente? E cosa pensi di fare rispetto a ciò che hai perché porti frutto e in abbondanza? Per parte mia una delle attività che sento di poter fare, a cui voglio dedicarmi con passione e tenacia è la ricerca su argomenti come questi e altri e la scrittura di report, come quelli che vedi nella colonna di destra e che sono gratuiti, ed articoli come questo che stai leggendo. È un mio talento che sta portando frutti e perciò ti chiedo una mano attraverso una donazione. Grazie a nome mio e di tutti quelli che potranno usufruire di contenuti di qualità, che portano speranza e che aprono nuove opportunità. Dio ti benedica!

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