Quando Dio parla di politica e governa lui stesso

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«Gesù non faceva politica, non si è mai immischiato in simili questioni». Quest’idea mi veniva ribadita da tanti fedeli quando frequentavo la parrocchia da ragazzo e provavo a capire che rapporto c’era tra Parola di Dio e Politica. La questione veniva semplicemente segata sul nascere, anche dai sacerdoti. Del resto Papa Giovanni Paolo II ne era convinto e lo ribadì anche durante una storica udienza in Vaticano, due giorni dopo la strage di Via Palestro del 27 Luglio 1993. E la prova secondo il suo pensiero era la fatidica frase del figlio di Dio che recita: «Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio». Io non ne ero molto convinto anche se passavo per un eretico rompiscatole. Proprio nel 1993 conobbi in via Domenico Tardini a Roma il cardinale Achille Silvestrini, che forse la pensava in modo diverso e che non perdeva occasione di sollecitare i ragazzi del collegio universitario di Villa Nazareth, di cui è stato presidente per tanti anni, ad impegnarsi nella politica. Ricordo persino un suo intervento alla Scuola di formazione all’impegno sociale e politico della diocesi di Oria (Br), nella Primavera del 1994, in cui delineava l’impegno dei cattolici in politica con quel che restava della defunta Democrazia Cristiana: il Partito Popolare Italiano. Anni dopo incontrai padre Alex Zanotelli, missionario comboniano, ispiratore e fondatore di diversi movimenti di giustizia sociale. Più volte ho sentito dalla sua bocca esclamare: «Il Vangelo è Politica». In Resistenza e Dialogo del 2003 scrive

Yahweh non un è un Dio neutrale, è profondamente di parte: sta al fianco degli esclusi e degli impoveriti. Dio è Dio e per questo non può essere fagocitato. È questo il Dio che manda Mosè a liberare il suo popolo perché possa essere comunità alternativa alle altre società. (…) Il mahatma Gandhi e il pastore Martin Luther King ci hanno insegnato l’importanza e l’efficacia dell’azione politica per creare l’alternativa.

Forte questo piccolo uomo, non più giovane all’anagrafe, che a Napoli abita in una casa con molte scale e che gira l’Italia (o girava visto che non ho più sue notizie da tempo) con uno zaino pesantissimo che non so come regge sulle sue minute spalle. Una sera di diversi anni fa l’ho preso un po’ io questo zaino e poi l’ho riaccompagnato al rione Sanità accanto al campanile della Basilica di Santa Maria. Aveva la febbre quella sera, era partito già con l’influenza per una sua testimonianza a Brindisi e in macchina mi raccontava barzellette per tenermi allegro e sveglio visto che guidavo di notte.

Il Vangelo di Domenica 22 Novembre 2020 ripropone la questione. Infatti nei primi versetti c’è scritto questo:

Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra.

Essi riprendono la prima lettura sempre di questa domenica, che proviene dal Libro del Profeta Ezechiele. Al capitolo 34 si parla dei pastori di Israele, intesi come i re e i capi laici, colpevoli di crimini. Viene detto che questi pastori si nutrono di latte, si rivestono di lana, ammazzano le pecore più grasse ma non pascolano il gregge. Non curano le pecore malate e non cercano quelle disperse. Per questo ora tutte le pecore sono allo sbando e sono facile preda delle bestie selvatiche. Perciò Dio stesso decide di passare in rassegna le sue pecore e di occuparsene direttamente. Al massimo si fa aiutare dal suo servo, da Davide. La questione era stata già posta prima da Isaia dopo il ritorno di Israele dall’esilio babilonese. Qui si parla alla fine del capitolo 56 di guardiani che sono oramai ciechi, che non si accorgono di nulla e che sono come cani muti incapaci di abbaiare. “Ognuno segue la sua via” scrive il profeta, “ognuno bada al proprio interesse senza eccezione”.

Se Dio governa attraverso suoi servi illuminati in pratica istituisce una teocrazia, una forma di governo tanto vituperata sia dagli ambienti laici e liberali, quelli della “libera Chiesa in libero stato” che è uno dei pilastri dello stato italiano, sia dai cosiddetti “esportatori di democrazia”, quegli statunitensi che hanno trovato proprio in questo tipo di istituzione politica uno degli aspetti da combattere nei cosiddetti “stati canaglia” come l’Afghanistan. Infatti in quasi tutti gli stati dove è diffuso l’Islam i capi religiosi sono anche i capi politici e tutti gli aspetti della vita civile sono intrinsecamente legati alla religione. Persino nella più laica Algeria se una donna deve sposare uno straniero questi deve prima necessariamente convertirsi all’Islam. Io lo so bene perché ho avuto una relazione con una berbera che è finita anche per questo motivo. Pure in Israele il Gran Rabbinato ha diverse potestà su varie materie. E la Città del Vaticano ha nel pontefice il capo politico, il monarca come Silvestrini lo definiva. Quindi le tre religioni del libro propongono, di fatto, il governo da parte di Dio o quantomeno una forte, fortissima, influenza delle questioni religiose nella vita politica. E questo è fonte di tanti dissidi tra gli stati. Fra gli altri pensiamo alla lunga opposizione tra l’Iran e gli Usa. Ma anche all’interno di un singolo stato nascono delle frizioni come quelle tra i sostenitori della laicità dello stato da una parte e una sua ispirazione più evangelica che è forte in paesi come l’Italia e che si fa ancora più spinta in America. L’attuale diatriba sull’aborto ne è un esempio.

Se ami la pace, se vuoi seminarla nei cuori, se vuoi la pacifica convivenza tra i popoli magari non cerchi di soffiare sul fuoco che brucia, scotta, divide. Cerchi una via che metta d’accordo tutti. Oppure non ti resta che convertire più o meno forzatamente una popolazione come pure, storicamente, è avvenuto con le conversioni in massa, con i battesimi forzati degli ebrei con le bolle papali del XVI secolo. Mi pare sin troppo ovvio che non è questa la strada come pure sono da evitare le crociate su crocifissi, presepi nelle scuole e aborto. Forse la parola-chiave in tutto questo è “servo”: tutti e tre i fedeli, dell’Islam, dell’Ebraismo e del Cristianesimo sono “servi inutili”. Se io intendo la politica come servizio prima di tutto finisco con il pretendere d’imporre la mia visione delle cose ai cittadini, ai membri dello stato. Riconosco la loro libertà di scelta e semmai mi metto al loro servizio. L’esempio in questo è quel Gandhi che si muove in due direzioni:

  1. Un grande lavoro spirituale su se stesso che è mirabilmente raccontato nel suo libro La mia vita per la libertà e che lo porterà a dire: «Sii tu il cambiamento che vuoi vedere nel mondo». Dai l’esempio e fermati lì.
  2. La liberazione dell’India dal più grande impero del mondo, l’impero britannico attraverso la più disarmante delle armi, la rivoluzione gentile della nonviolenza.

Il Signore è il mio pastore:

non manco di nulla.

Questo dice il Salmo 22 proposto in questa domenica. Ed è mio pastore perché alberga nel mio cuore, è ad esso che parla per ispirarmi azioni di gentilezza amorevole nei confronti del prossimo, mi fa diventare Buon Samaritano e quindi capace di una trasformazione nell’ “animale politico” di cui parla Aristotele: cioè io mi occupo della mia città, del mio ovile, perché è nella mia stessa natura e quindi faccio qualcosa per la mia città con la stessa spontaneità con cui respiro. E per riuscirci meglio ecco una piccola, iniziale, lista di azioni:

  • smetto di lamentarmi del mio paese, dei miei concittadini e dei miei governanti;
  • metto da parte ogni forma di odio, di astio e di rancore nei confronti dei miei simili;
  • cerco sempre di comprendere le ragioni degli altri;
  • mi guardo in giro alla ricerca di gesti di vicinanza e solidarietà non già per lavarmi la coscienza ma per aiutare, come posso, il prossimo
  • nutro la mia spiritualità con la meditazione, la preghiera, le letture edificanti e le opere di carità.

E tu, quali pensieri e quali azioni suggerisci in proposito? Parlane nei commenti, grazie!

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