Il teatro e la luna vengono sotto casa tua

Photo by Romain Kamin on Pexels.com

Ho sognato la luna stanotte, era davvero grande, enorme e vicinissima alla terra, quasi la toccava come nel racconto di Italo Calvino La distanza della luna. Poi sempre nel sogno sono andato in un paese nel leccese e al ritorno verso casa a Oria (Br), camminando a piedi, ho incontrato Ippolito Chiarello, che si auto-definisce “attore, agitatore culturale, barbone teatrale”, per me un fratello più grande in età (lui del ’67 e io del ’74) e nell’arte, basta leggere la sua biografia. Ed è una bella, straordinaria coincidenza! Nel sogno tutti e due eravamo andate a fare teatro per strada. Vedendolo, ho deciso di seguirlo e si è esibito vicino a delle piscine, a dei campi sportivi, in alcuni luoghi ampi. Ebbene, proprio ieri sera l’ho sentito per dargli conferma della mia partecipazione al suo ultimo progetto, le Unità Speciali di Continuità Artistica, a cui sto aderendo con il mio Teatro d’Asporto al quale sto per dedicarmi nelle vie della mia cittadina, Oria, recandomi davanti alle abitazioni degli oritani per raccontare loro storie e recitare monologhi e culacchi e cunti, ecc. Tutti i dettagli si trovano a questo indirizzo: https://bit.ly/delivery-theatre-oria.

Inizierò il 4 dicembre 2020 e qui vale la pena spenderci due parole sopra. A partire dal sogno della luna piena, uno dei simboli più belli dell’arte di ogni tempo e di ogni luogo. È una grande compagna specie delle maschere della commedia dell’arte e degli artisti di strada. C’è addirittura una maschera un po’ malinconica innamorata proprio della luna, così tanto che si dipinge la faccia e si veste imitandola, di bianco: Pierrot. Per me è una conferma che sto facendo bene a seguire la sua via, la sua protezione, la sua luce argentea che rende magici i volti e le strade, quelle strade che io sto per girare inforcando la bicicletta e fermandomi, a distanza e in sicurezza, vicino a portoni, balconi, finestre e case per consegnare il più effimero e il più poetico dei doni: il teatro della luna. Il teatro al tempo della pandemia si fa, dunque, d’asporto. Se lo spettatore non può andare nel teatro, chiuso per ora, allora il teatro viene a trovarti per curare le anime e prevenire l’astinenza del cuore, come dice Ippolito. E lo fa mobilitando carovane di artisti in Italia e all’estero con il Barbonaggio Teatrale Delivery.

È come se anche gli artisti del circo lasciassero le loro roulotte e il loro tendone per un po’ di tempo per venire da te. È come se l’attore e la sua valigia lasciassero i camerini ed entrassero in scena non sul palco ma sul marciapiede, su una scalinata, su dei gradini. E se non ci sarà grande pubblico, se non ci saranno grandi numeri ad ogni esibizione, pazienza! Comunque di sicuro saranno in tanti ad accogliere me e gli altri artisti che possono ancora aderire, se lo vogliono. Chi ci vorrà davanti o sotto casa 🏡 sua è sufficiente che clicchi qui e faccia il suo ordine. E se non hai il budget per assistere alle performance e quindi per fare l’ordine fallo lo stesso perché verrò ugualmente da te anche senza compenso.

Quel che è importante ora è questo progetto: le Unità Speciali di Continuità Artistica. Dobbiamo assicurarci che il teatro e l’arte in generale continuino ad avere una vita abbondante, rigogliosa, sognante. Cosa siamo senza la luna e senza i sogni amica o amico mio? Siamo della stessa sostanza dei sogni scriveva William Shakespeare. E come nel suo teatro elisabettiano dobbiamo far di necessità virtù. Io in questo momento in cui scrivo ho solo i miei pezzi da recitare, due rimasugli di una vecchia compagnia dismessa come costume e una bicicletta in prestito. Non so ancora se e come potrò mettere della musica. Vedremo. Vorrà dire che la musica, forse, sarà la mia voce e le mani, anche se poche per volta, che saranno battute mi auguro non appena qualcuno mi vedrà cominciare mentre dentro di me penserò:

Eccomi qua
Sono venuto a vedere
Lo strano effetto che fa
La mia faccia nei vostri occhi
E quanta gente ci sta
(…)
Per questa voce che dovrebbe arrivare
(…)
Oltre al buio che c’è

come canta Francesco De Gregori ne La valigia dell’attore.

E ora fai il tuo ordine, che tu abbia o meno il budget a disposizione. Se vuoi sostenere il progetto puoi anche fare una donazione. Grazie!

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