Fai rinascere il tuo bambino nascosto

Giuseppe Vitale a 7 Anni, nel 1982.

Ti capita mai di guardare una tua foto da bambino? A me sì, ogni giorno. Ne ho messa una nella libreria di fronte alla mia scrivania e la guardo spesso. Anzi, a dirti la verità è lui, Giuseppe settenne, che mi scruta e mi interroga. Sai cosa mi chiede?

«Hey Giuseppe grande, ti ricordi di me? A che punto sei con la realizzazione dei miei sogni?».

Sì perché quel bambino c’è ancora, vive e vuole vedere i suoi desideri realizzati. È un po’ come se lui fosse Aladino e io il genio della lampada. O il piccolo principe se vuoi. O mio figlio.

«Cosa? Tuo figlio?».

Sì, proprio così. Il nostro primo figlio siamo noi stessi da piccoli. Anche quando hai 40 o 50 o 60 anni in più rispetto alle foto delle tua fanciullezza. E anche se hai già figli e in alcuni casi pure nipoti. E quel figlio reclama, punta i piedi, fa domande in modo incessante, più dei nostri bambini, se ne abbiamo. Tu fai finta di non ascoltare, ti giri dall’altra parte, ti fai prendere dall’attuale vita, lavori e accudisci la tua prole. E certe volte bestemmi.

«Ora devo pensare ai figli generati dal mio seme pensi, non no né voglia, né tempo, né possibilità di pensare ai miei giochi infantili. E chi lo fa è stupido».

Forse pensi questo o forse no. Il fatto è che se non ci pensi stai male. Fisicamente. Da dove credi che vengano quei mal di testa che ti arrivano spesso? E quell’acidità di stomaco che ti rode dentro? E i tuoi calcoli? E gli altri tuoi malanni? Quel bambino ha paura perché lo lasci solo e si arrabbia. Sta dentro di te e tutte le volte che non lo ascolti ti si scombussola qualcosa dentro. E il malanno può diventare malattia. E ci puoi anche morire.

«Ma poi esattamente, cosa vorrebbe questo bambino?».

Io non lo so amico o amica mia. Prestagli ascolto. C’è di sicuro un suo grande desiderio che forse hai messo da parte. Se pensi che un conto sono i desideri e un altro la realtà lo stai tradendo, stai dicendo che quello non è tuo figlio, lo stai disconoscendo. E lo sai come sono fatti i bambini: quando vogliono qualcosa non sentono ragioni. Fanno male? Noi adulti pensiamo che non va bene, che bisogna educarli, che tanto sono capricci e passeranno. Ma è proprio così?

Io me lo sono chiesto da tempo e ho deciso di indire La rinascita del bambino 👶, il primo Natale Spirituale della storia. Un evento al quale ti invito in diretta Facebook sul mio profilo personale per il 22 dicembre alle 18 e 30. Ci saranno delle meditazioni guidate, una conferenza astrologica e una perfomance teatrale con un racconto a tema. Si tratta di un appuntamento di due ore e mezzo circa in cui si celebrerà un viaggio alla ricerca del proprio bambino interiore tra crescita spirituale e arte. Con la guida di Angela Caforio, esperta di astrologia, secondo livello Reiki e primo livello di Pranic Healing e con Giuseppe Vitale, che sarei io che ti scrivo e che faccio l’attore e il formatore.

Hai notato che ho appena scritto “faccio” e non “sono”, a proposito dei campi in cui opero? Io faccio quelle attività, ma io sono molto, molto di più. Innanzitutto sono molte cose: un uomo, un essere umano, un animale, una creatura, un organismo, un figlio di Dio, un ex marito, un figlio, uno che si fa tante domande, uno che mangia troppi dolci, un lettore assiduo di tanti libri, uno che cammina molto e tante altre cose. Ma prima di tutto sono un bambino, per fortuna! E sai perché ringrazio Dio di questo? Per la mia storia, piuttosto straordinaria dal momento in cui ho capito, dopo decenni persi in stronzate, che dovevo ritrovarlo quel ragazzino che sognava di fare l’attore e lo scrittore, che giocava con gli animali dello zoo, che si travestiva da indiano e da cowboy e a volte da tutt’e due le cose insieme. E fino a 19 anni ci hai pensato. Poi arriva l’università, i consigli non richiesti da chi non ci capisce niente della carriera che vuoi fare, le delusioni in amore, quelli che ti criticano a prescindere. E tu “cresci” e diventi stronzo. E inizi a bestemmiare. Magari tua madre, santa donna per tante cose, si mette a piangere, tu lasci la città dove volevi stare, torni indietro e indietro resti. Fino a chissà quando, forse per sempre. Io comunque la sentivo una voce nel ❤ che mi diceva: ma che cazzo stai facendo? Che te ne importa a te di vendere i fascicoli della De Agostini? E i volumi della Treccani? Tu la vuoi leggere e studiare quell’enciclopedia, perché stai a perdere tempo, senza dare risultati, nei tuoi vani tentativi di vendere ciò di cui non te ne importa una beata minchia? E poi aiuti tuo padre perché tu sei quello che sa parlare bene, quello che sa procurare gli appuntamenti e abbandoni chi sei, quello che vuoi fare, le tue passioni. Ma ti senti morire.

«Bel discorso, il tuo! L’ho già sentito! Non si vive di sogni. Io devo mangiare e devo pure sfamare le bocche di casa mia».

Io non so se sei credente attraverso una qualche particolare religione o se credi in qualcosa di tuo. Ad ogni modo sai qual è il punto qui? Che dopo aver ascoltato il cuore, come ho fatto io, ti confronti con le antiche tradizioni di saggezza, per crescere davvero, e scopri che di Dio ti puoi fidare, comunque tu concepisca il tuo dio, sia l’universo, sia la tua fiducia nelle scienza o altro non importa. Dio è come quel buon pastore che si occupa della pecorella smarrita. Anche questa l’hai sentita, vero? È il genitore che ama tutti i suoi figli e nei vari momenti della sua vita si occupa magari un po’ di più di quelli “sfortunati”. E tu in quel buio che fa paura, che ti fa tremare e piangere ci sei passato. Ci sei stato tanto male o forse ci sei ancora. Vuoi sapere una cosa? Proprio in quel fottuto postribolo di merda trovi la forza, la creatività, la fantasia e la consapevolezza di chi sei e di chi stai per diventare. Tu dici: ma dove… ma come… ma quando… Forse ancora non hai occhi per vedere. Io voglio prestarti i miei per farti accorgere che ne sei già fuori. La negatività è come scavare la fossa ma quella fossa quando devi seminare un albero ti è utile. Ora se ci stai già in buco dove vengono a pisciarci usiamolo. Partiamo da lì per giocare.

«Per giocare? Ci mancava pure questa mo’!».

Non so tu ma io da quando ho iniziato a recuperare ciò che vuole questo ormai famoso bambino mi sono messo a giocare, dapprima un po’, poi di più e ora gioco tutto il tempo. E sai perché? Mi diverto. E più mi diverto più riesco ad essere operativo, attento, capace, abile, efficace e produttivo. Da quando gioco ogni mia giornata è bella àlacre. Se stai facendo sacrifici per campare lasciatelo dire: così ti logori e resti lontano dai tuoi obiettivi. È un luogo comune duro a morire quello dei sacrifici. Il dio che conosco io mica chiede sacrifici! È un dio-bambino, è un dono del cielo, è un essere paffutello pieno di tenerezza, delicatezza, gioia. È una grande benedizione per la quale provare la più grande delle gratitudini. E solo nella beatitudine, nella generosità e nell’accoglienza che potrai ritrovare quel bambino che ti guarirà dalle tue malattie. Abbi cura di te. Scarica il volantino, componi il numero di telefono, chiamaci e prenotati per il primo Natale spirituale. Ci vediamo a Oria in via XXIV Maggio n. 17 alle 18 e 30 (una traversa del viale della stazione, di fianco al B&B Il cerchio d’acqua). E passa parola, grazie!

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