Come affrontare il più grande nemico della cultura

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Qual è il contrario della parola “cultura”? L’ignoranza si risponde di solito. Questa però ha alla sua base il non aver consapevolezza di qualcosa, l’essere ignari appunto, allo scuro, perché non si è avuta notizia di qualcosa o non ci si è mai occupati di un particolare argomento. Sarebbe più opportuno considerare l’incultura come il vero contrario di cultura. Questo termine mi è riaffiorato stamane in seguito ad un esercizio sulle relazioni per abbracciare le dualità che esistono in noi, come insegna Deepak Chopra, del quale magari una qualche volta parlerò qui. Oggi mi preme parlare di uno degli aspetti di me che sono emersi e che io non ammetterei mai . Ma c’è. E devo accettarlo. Ebbene io sono incolto. Chi mi conosce giurerebbe di no. Eppure lo sono. Da un lato ho una discreta cultura, diciamo così. Dall’altro ci sono interi mondi che ho lasciato fuori, sbagliando. Ora, uno direbbe che non ci si può occupare di tutto, che l’importante è avere le competenze giuste per vivere ed operare e che è normale non conoscere vari settori dello scibile umano. Qualcun altro ricorrerebbe alla massima socratica «So di non sapere». Ma questa non è una giustificazione. Perché qui c’è il grande pericolo della “mezza cultura”. Una volta ricordo di aver letto da qualche parte che ad una persona di mezza cultura è preferibile un ignorante. Infatti spesso accade che i cosiddetti “uomini di cultura” siano quelli che puntano il dito per primi, criticando e giudicando gli altri. Accade per lo più ai neofiti, ai critici parvenu del teatro, come li chiamava Carmelo Bene, a chi ha letto qualche libro per credere di saperla lunga. Però succede anche a quelli che hanno due, tre, cinque lauree, dottorati di ricerca e cattedre universitarie. L’errore, il bias cognitivo, il pregiudizio culturale, è sempre dietro l’angolo. E non c’è niente di male a fare uno strafalcione e ad ammetterlo subito, magari anche accettando di buon grado la correzione altrui. Sbagliare è umano, perseverare è diabolico, recita una frase entrata nel linguaggio comune che deriva da un’espressione di Sant’Agostino che parlava della superbia. La condizione per imparare dall’esperienza è però quella di chi è disposto ad imparare di continuo, di chi ha approntato le sue capacità di apprendimento secondo l’ottica dell’imparare ad imparare, per usare un’espressione cara a certi ambienti scolastici.

Se ciò non avviene ecco che la supposizione, il giudizio affrettato, la menzogna e quant’altro c’è di peggio, si sedimenta, si diffonde fino ad arrivare alla presunta inferiorità di gruppi etnici su cui è basato il razzismo ad esempio. Può persino accadere che un medico, antropologo e accademico filosofo come Cesare Lombroso arrivi a teorizzare che il criminale sarebbe tale per nascita, sulla base delle sue caratteristiche anatomiche. Che dire poi di quei medici che a inizio ‘900 consigliavano ai loro medici di fumare? Bella forza, penserai, è chiaro che con i continui sviluppi culturali e scientifici ciò che prima si pensava apportasse benefici poi ci si rende conto che in realtà è dannoso. Questo da un lato è vero. Dall’altro il problema qui è la prospettiva con la quale si approcciano le realtà che si vogliono conoscere e studiare. Con quale grado di mentalità aperta e di cognizione della complessità di un fenomeno lo facciamo? Siamo disposti ad accettare la coincidenza degli opposti? Mi rendo conto che non è facile visto che persino Einstein faceva resistenze ad ammettere la doppia natura (di onda e di particella) della luce nei primi esperimenti di meccanica quantistica. E siamo disposti ad abbracciare il lato oscuro che c’è dentro di noi? Io, come tanti storici e non, attribuivo il proliferare delle aberrazioni nazi-fasciste alla quasi esclusiva responsabilità di Adolf Hitler. Fino a quando ho guardato Lui è tornato e mi sono reso conto di una buona parte dei meccanismi che hanno portato il führer al potere e che ne mitigano le responsabilità. Ma non solo. Ho scoperto il piccolo dittatore che si nasconde in me, il tiranno che non sopporta questo o quello degli altri, che a volte si scaglia contro gli immigrati, gli stranieri, i forestieri. Ho iniziato ad abbracciare così la parte meno nobile di me, i miei difetti.

L’opera è solo agli inizi. C’è tanta incultura su cui intervenire. Ho sconfinati campi da liberare dall’incuria, dalle immondizie, dall’impoverimento. E qui voglio fare un primo elenco di rami dell’albero della conoscenza sul quale ho iniziato a fare qualcosa e altri ai quali spero di dedicarmi il prima possibile. Questo è un programma di lavoro, un esempio che potrebbe anche ispirare te, scegliendo e cercando le voci che più hanno a che fare con la tua vita e con ciò a cui faresti bene a dedicarti. Chiaramente è parziale e mai potrà essere completo. Perché, si badi bene, non sto dicendo che occorre conoscere tutto di tutto, che è chiaramente impossibile. Quello che sottolineo sono quegli alberi che oggi danno frutti tossici o non ne danno affatto. Come ogni contadino sa se si curano, si innestano, ecc. possono portare buoni frutti. Leggiti il mio elenco e appuntati il tuo. Così, magari, ci confrontiamo.

  1. Mi sono reso conto circa quattro anni fa che non avevo ricevuto una buona educazione sentimentale. Per carità i miei genitori hanno cercato di trasmettermi i loro valori in tal senso. Ma il fatto è che sotto l’influenza di film romantici e canzoni d’amore si finisce con l’avere una certa idea fuorviante, incompleta, superficiale dei propri sentimenti. Mi sono reso conto che questi ultimi non li conoscevo. E ho iniziato a farlo solo con il libro di Tony Robbins Come migliorare il proprio stato mentale, fisico, finanziario. Se non conosci i tuoi sentimenti essi ti travolgono e puoi diventare come gli innamorati, o presunti tali, che arrivano ad uccidere i loro partner. Si badi bene che nel lato oscuro di ognuno di noi c’è un violento da accettare. Ora devo continuare a sperimentare tutta la loro vasta gamma.
  2. Non avevo un’educazione finanziaria. Credevo che i ricchi rubassero. Ed ero sicuro anche che la coperta era corta e che se la tirassero tutta addosso a loro i politici. Ero arrabbiato contro di loro. Inoltre pensavo che l’ideale della felicità umana fosse vivere nella povertà, secondo una certa interpretazione delle sacre scritture. Anche perché per me i soldi erano sporchi e siccome “non crescono sull’albero” facevo e ancora faccio fatica a produrne. Il risultato è stato e in parte continua ad essere anche oggi la mia penuria finanziaria che comunque ora inizia a trasformarsi in abbondanza. Per fortuna un giorno ho incontrato Alfio Bardolla, l’ “omino arancione” che mi ha aperto gli occhi a partire dal suo libro I soldi fanno la felicità. Sono stato anche a uno dei suoi tanti corsi. Ora devo solo imparare ad essere un po’ più «unfuckwithable» come dice alle migliaia di persone che lo seguono.
  3. Avevo e in parte continuo ad avere poca coscienza di come usare la mia mente anche per crearmi relazioni migliori, un più soddisfacente stato di salute e forma, maggiore benessere psico-fisico. Qui la pietra miliare è stato Superbrain di Deepak Chopra e Rudoph E. Tanzi. Ora devo metterne in pratica ancora tutti gli insegnamenti, soprattutto per quel che riguarda la mente super-conscia: altra scoperta di un paio di anni fa.
  4. Io mi sono laureato con 110 e lode. Gli esami li passavo come quando bevo un bicchiere d’acqua fresca. Produco idee scrivendo e parlando con facilità. Questo è stato anche il risultato di anni e anni di applicazione nel leggere e scrivere. Ancora oggi scrivo tanto, ma molto meno che in passato e ricordo molto meglio ora di prima ciò che studio. Tanto da aver cominciato a insegnare tecniche di apprendimento. Se penso a tutto quel tempo sprecato a fare inutili e poco produttivi riassunti e a quando a lezione scrivevo tutto parola per parola capisco come mi mancava un buon sistema di apprendimento.
  5. Non sapevo cosa fosse il problem solving che è invece fondamentale per tutti gli esseri umani. Fino a quando me ne sono occupato così tanto che ora devo decidermi a pubblicare i tanti articoli che tengo in serbo sull’argomento e il libro che tengo pronto da tempo. Intanto puoi leggere Il magico potere degli occhi per risolvere i problemi e Come risolvere problemi con le giuste domande.

E tu in quali campi senti di dover operare? Quali rami è necessario che sviluppi? Spero di confrontarmi con te nei commenti.

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