Auguri Speciali Oritani #6 di 10: Marcello Semeraro

Marcello Semeraro

Mentre cammini per Oria può capitare che i tuoi occhi siano attratti ora da un mascherone, ora da uno stemma, ora dai tanti segni che sono stati disseminati nei molti secoli della sua storia. Tali segni, chiari nel tempo in cui sono stati realizzati e mostrati, adesso ci appaiono misteriosi e inintellegibili o quasi. Ci serve un interprete, qualcuno che ne conosca il codice. Il mediatore culturale risponde al nome di Marcello Semeraro. Per esempio può capitare che rintracci una chiesetta che non esiste più e di cui si accorge dagli indizi lasciati in un edificio tra via Donato Castiglione e via Pasquale Astore. Oppure può succedere che grazie alle sue conoscenze di araldica riesca ad attribuire uno stemma di un balcone, l’ultimo elemento che resta di un antico convento dei Celestini abbattuto. Marcello è uno storico dei segni che non è nato a Oria e che ha vissuto la sua fanciullezza fra Mesagne, San Pietro Vernotico e Trepuzzi. Quando però arriva ad abitare a Oria dalle medie subito riceve un dono importante per lui e per la sua formazione perché abita sul Monte Papalucio che, come l’altro storico Antonio Corrado, indica come suo luogo più ispirante. E al telefono mi racconta che si tratta di un sito abitato già 80, se non 100.000 anni fa dall’uomo di Neanderthal perché offriva ripari e grotte e in seguito è diventato un vero e proprio santuario.

Ho incontrato questo mio compaesano e quasi coetaneo poco fa, tutto sommato, nel Marzo del 2020 quando con AURA aps stavamo organizzando la passeggiata nella Oria ebraica che speriamo di recuperare il prima possibile. In più di una chiacchierata sono restato colpito dalle considerazioni di carattere storico e geopolitico con cui si esprimeva e con le quali fa una cosa che appartiene anche a me: dare chiavi di lettura, di interpretazioni. E lo fa in modo non del tutto diverso da come ha fatto per quello che ad ora è il suo studio più prestigioso: il passaggio della Sacra Sindone a Brindisi, grazie a documenti che ha rinvenuto e studiato in archivi francesi. Questo intenso lavoro gli è valso la citazione del massimo studioso di questo oggetto storico e sacro: Ian Wilson. La sua tesi è che il cavaliere Goffredo I di Charny trovi la sindone, di cui diviene primo possessore, a Smirne e poi la porti a Brindisi dove fa realizzare degli stemmi. Il resto dei suoi studi si trova su Academia.edu.

Chi poteva essere il suo personaggio oritano preferito se non Quinto Mario Corrado, a cui è stata intitolata una via nel cuore del centro storico ad Oria, e del quale si trova un ritratto ad olio nella sacrestia della Cattedrale fatto realizzare da Alessandro Maria Calefati. Donato Palazzo vi realizzò un pregevole studio nel 1978.

Se vuoi fartelo amico parlagli di musica (è un batterista) e di cucina, di cui è appassionato. E se vuoi farlo ridere ricordagli l’espressione in dialetto «Mestru Loffiu» 🤣

Gli auguro che lui e 72024, centro di smistamento culturale con cui collabora, nel 2021 riprendano al più presto le attività con un bel po’ di turisti.

Quale stemma o segno o testimonianza della storia di Oria vorresti che illustrasse? Parlane nei commenti, grazie!

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  1. Pingback: Brindisi, Boccaccio e la Sindone | giuseppevitale.eu

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