Auguri Speciali Oritani #9 di 10: Antonio Benvenuto

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C’è un luogo a Oria che ho già nominato due volte perché in due casi mi è stato segnalato e cioè quando ho parlato di Antonio Corrado e di Marcello Semeraro. Stiamo parlando del Santuario di Monte Papalucio, un luogo abitato sin dalla preistoria e che divenne uno dei luoghi più importanti per tutta la Messapia e nel quale sono state rinvenute anche ceramiche e monete greche. Lo spirito degli antichi filosofi greci per certi aspetti si ritrova nei giorni nostri. E di uno di essi o, meglio, di una sua attitudine voglio parlare qui. Mi riferisco a Diogene di Sinope del quale si racconta che una volta in pieno giorno uscì con una lanterna in mano per “cercare l’uomo”. Il suo è un protendersi verso l’ignoto, un cercare ciò che non sappiamo ancora, che non è stato ancora oggetto di studi. Per fare luce nel buio 🕳 del tempo che passa e nell’oblio che cala e che spesso rischia di separarci per sempre da storie, manufatti, idee, avvenimenti ecc. È questa la missione di Antonio Benvenuto, per ventura anche insegnante di storia dell’arte ed archivista, oltre che bibliotecario. A lui si deve l’organizzazione di biblioteche e archivi in tutta la provincia di Brindisi ma qui ne voglio parlare soprattutto come scopritore. Per esempio di recente ha rinvenuto e pubblicato una rarità come la Chronica di Christofano Scanello, altrimenti noto come “Il Ciecho di Forlì”. Quest’ultimo faceva il mestiere che sto facendo adesso io con il Teatro d’Asporto: era un cantastorie. Infatti girava l’Italia declamando versi nelle piazze. Oltre che di rime si occupava di Chroniche Universali.

L’opera offre una descrizione della Puglia nel XVI secolo, soffermandosi sul nostro territorio e dando preziose informazioni sulla “antiqua città di Horea”. Ora da lui per il 2021 ci attendiamo la sua nuova pubblicazione che parlerà anche di Uriana, la traditrice di Oria che lasciò famiglia e parenti per fuggire nell’accampamento nemico di Annibale che cingeva d’assedio la città. Un fatto storico che viene riportato da studiosi dal ‘400 in poi consultati da Benvenuto. Gli auguro di portarlo a termine al più presto. Così come gli auguro di trovare la copia del De coelo uritano, che cerca da venti anni a questa parte, un’opera in tre libri di Donato Castiglione detto l’Argentario, medico e filosofo nativo di Oria.

Del resto il mio interesse nei suoi confronti risale a quando nella rivista Yrie, Quaderni di studi storici salentini pubblicò nel 2012 una ricerca senza né eguali finora dal titolo L’insolito a Oria nel quale riporta storie, leggende, scioglilingua, versi di vari autori e grazie alla quale io lessi la prima traccia di Guerin Meschino e Recchi di ciucciu, un racconto che ho inserito nel mio Mistero Salentino. È una bella fonte di aneddoti e storie Tonino, come lo chiamano gli amici, che promette anche di riferire la vicenda nella quale tre prostitute vennero scambiate per sante. Ma ancor prima di questa sua pubblicazione il nome di Antonio Benvenuto lo notavo spesso in giro a proposito della Mappa del Centonze: risalente al 1643, fu voluta dal Marchese di Oria e Principe di Francavilla Fontana Michele Imperiali, che la commissionò al Centonze, insigne architetto di Francavilla Fontana. Essa riporta la scritta “Restituzione grafica di Antonio Benvenuto” perché rinvenuta nell’Archivio di Stato di Napoli da Giorgio Martucci su sua indicazione.

Il nostro prof. riferisce che in quell’archivio ben 340 faldoni, relativi agli Imperiali (feudatari salentini) attendono ancora di essere inventariati e studiati.

Il suo luogo più ispirante è Santa Croce (ora Piazza Domenico Albanese) dove si affacciava la Chiesa di Santa Croce in Gerusalemme, di fronte a Palazzo Martini, inglobata nel Palazzo Schiroli.

Il suo personaggio preferito è Domenico Tommaso Albanese, l’autore di una delle prime storie di Oria documentata che cita ben duecento fonti antiche, lavoro che per il ‘600, epoca in cui è stata realizzata l’opera, è stato un lavoro enorme. Al momento si conoscono cinque versioni manoscritte di circa ottocento pagine di questo testo, sulle quali si attende ora una collazione. Fu Alessandro Maria Calefati che si prodigò di farne delle copie da quella originaria che si trovava a Latiano, della quale per ora più nulla si sa.

Il termine dialettale che gli sta più simpatico, “a fagiolo” è «la murtedda», il mirto, pianta sempreverde già sacra a Venere nell’antica Grecia. A Oria in contrada Fontane sulla via per Cellino c’era appunto la Fontana del Mirto chiamata anche Fontana Mortella: una polla d’acqua sempre attiva.

Degli studi e dei riferimenti che ho citato tu cosa vorresti che fosse approfondito?

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