Come e perché partecipare al Primo Natale Spirituale della Storia

Cos’è questa storia del Natale Spirituale? In cosa consiste l’evento di cui stai parlando da un po’ di giorni? Domande di questo tipo mi stanno arrivando da più persone e desidero far sapere qualcosa. Ho già scritto che si tratta di un momento per far rinascere il proprio bambino nascosto, intanto. Ho anche riferito della possibilità di riaprire gli occhi davanti alla bellezza dell’universo e alla sua meravigliosa tenerezza. Ora voglio dare qualche maggiore indicazione su come è nata l’idea e sul perché faresti bene a partecipare alla diretta Facebook sul mio profilo personale martedì 22 dicembre 2020 dalle 18 e 30 in poi.

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Partecipa al Contest e Vinci uno spettacolo del Teatro d’Asporto

Banner del Contest.

In questi giorni chi frequenta il mio blog, i social o segue almeno un po’ gli organi d’informazione e i giornali come La Gazzetta del Mezzogiorno e altri forse ha sentito parlare del Teatro d’Asporto. Si tratta di una vera e propria rete internazionale fondata da Ippolito Chiarello grazie alla quale il teatro arriva sotto casa tua assieme alla luna. Dal quattro di dicembre 2020 in tante località italiane ed estere molte compagnie teatrali ed attori professionisti stanno recapitando le loro performance davanti alle abitazioni dei richiedenti a distanza e in tutta sicurezza. Anche io sto girando a piedi per la città di Oria (Br) e dintorni, dove vivo, per curare le anime e prevenire l’astinenza del cuore, come dice Chiarello. Sabato 12 Dicembre 2020 comparirà nell’edizione cartacea della Gazzetta del Mezzogiorno – edizione Salento – un primo bilancio di questa straordinaria avventura alla quale sto partecipando.

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Fai rinascere il tuo bambino nascosto

Giuseppe Vitale a 7 Anni, nel 1982.

Ti capita mai di guardare una tua foto da bambino? A me sì, ogni giorno. Ne ho messa una nella libreria di fronte alla mia scrivania e la guardo spesso. Anzi, a dirti la verità è lui, Giuseppe settenne, che mi scruta e mi interroga. Sai cosa mi chiede?

«Hey Giuseppe grande, ti ricordi di me? A che punto sei con la realizzazione dei miei sogni?».

Sì perché quel bambino c’è ancora, vive e vuole vedere i suoi desideri realizzati. È un po’ come se lui fosse Aladino e io il genio della lampada. O il piccolo principe se vuoi. O mio figlio.

«Cosa? Tuo figlio?».

Sì, proprio così. Il nostro primo figlio siamo noi stessi da piccoli. Anche quando hai 40 o 50 o 60 anni in più rispetto alle foto delle tua fanciullezza. E anche se hai già figli e in alcuni casi pure nipoti. E quel figlio reclama, punta i piedi, fa domande in modo incessante, più dei nostri bambini, se ne abbiamo. Tu fai finta di non ascoltare, ti giri dall’altra parte, ti fai prendere dall’attuale vita, lavori e accudisci la tua prole. E certe volte bestemmi.

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