Auguri Speciali Oritani #3 di 10: Raffaele Trinchera

Raffaele Trinchera. Foto di Renato Spina.

Chi volge lo sguardo ad Oria da sud o da nord, ne nota il profilo che si distende su diversi monti, da Sant’Anna, o ancor prima, fino alla torre dell’acquedotto. Oggi quella linea che disegna le torri del castello, il vescovado, la cattedrale e altri edifici la chiamiamo skyline ed è il panorama urbano al confine con il cielo, una linea appunto, che con i suoi ghirigori si fa racconto, si fa poesia per la sua essenzialità. E quest’ultima richiede un aedo. Pino Malva se ne inventa uno nella sua elegia per una città dal titolo I fantasmi di Oria. Lo chiama Tivas, su suggerimento di Giuseppe D’Amico, e gli mette in bocca un breve monologo sull’assedio degli Jonici. La sua è la necessità che certi miti e certe storie siano cantate, raccontate, proclamate, dette. Non è un caso che sempre D’Amico, allora, abbia affidato i versi di un suo componimento su Oria Fumosa, la leggenda più celebre della cittadina, al personaggio che ho incluso tra i dieci 🔟 che ho scelto per narrare 10 porte di questo paese dell’Alto Salento in cui consumo le suole delle mie scarpe sin da bambino. Sto parlando di Raffaele Trinchera, classe 1963, artista per vocazione.

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