Auguri Speciali Oritani #7 di 10: Vincenzo Sparviero

Vincenzo Sparviero. Foto di Diego Moretto

Nel mio peregrinare attraverso dieci diversi appuntamenti con persone di Oria che mi consentano dieci chiavi di lettura sulle tante stratificazioni, un po’ come Troia, che Oria ha, ho cercato di seguire un percorso, un filo, un racconto. Per esempio con Francesco Fistetti sono andato a disturbare Ulisse e con Gino Capone il mito di Dedalo e Icaro. Ora voglio invece abbandonare il racconto cronologico e persino il tempo. Quel tempo che con il personaggio di cui vi sto parlando ora sembra essersi fermato, vista l’invidiabile forma fisica di chi presento n questo articolo. Vorrei seguire una mappa stavolta, dei segni tracciati su un piano, un po’ come i motivi geometrici di un tappeto, magari un tappeto volante che dal balcone di Via Torre Santa Susanna n. 8, casa sua, possa librarsi su Piazza Lorch e Porta Manfredi. Su esse si affaccia. E come un moderno drone allargare via via lo sguardo man mano che si raggiungono maggiori altezze. E con Vincenzo Sparviero, di cui sto parlando ora, quell’occhiata dall’alto possiamo averla, possiamo provare l’ebrezza a contatto con uno come lui che vanta una continuità di rapporto con la città di Oria nella quale è cresciuto dal 9 Settembre 1962, giorno della sua nascita. Sin da ragazzino a 15 anni nella gloriosa Radio Oria dà spazio all’approfondimento, anche giornalistico, anticipando quel che sarà il suo mestiere. Si laurea, infatti, a Lecce nel 1986 ma già da anni prima è giornalista per La Gazzetta del Mezzogiorno di cui diventa caporedattore nel 1994. E negli anni sotto la sua penna passano tanti e tanti fatti i più disparati e lui pensa bene di tenerne traccia in due volumi:

  1. Oria, 1984-1993. 10 anni di cronaca all’ombra del castello;
  2. 1994-2006. Quando la cronaca diventa stOria.
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Auguri Speciali Oritani #1 di 10: Antonio Corrado

Antonio Corrado, foto di Debora Mele

Quando parli di Oria ci sono due caratteristiche di questa città che colpiscono tutti, persino chi distrattamente guarda qualche sua foto: il paesaggio, la sua particolare genesi, e la storia. E c’è uno studioso, molto produttivo, che proprio sugli aspetti orografici e geologici da un lato e su quelli storici dall’altro è un punto di riferimento molto importante: il prof. Antonio Corrado. Nel 1989, quando ero adolescente, ebbi modo di accorgermi per la prima volta della sua esistenza nel momento in cui fui incuriosito da un suo pregevole studio: Oria, territorio, ambienti e paesaggi. Fu per me fonte preziosa per un mio testo su Oria che finora non ha mai visto la luce ma che un giorno mi auguro di poter pubblicare, dieci quadretti tra la fine degli anni ’80 e ’90 che prima o poi troverò il modo di divulgare. Ebbi a che fare, poi, con lui, anche se indirettamente, quando raccolsi una delle storie principali del mio spettacolo, il mio cavallo di battaglia Mistero Salentino, che ora rappresento insieme a Paolo Carone. Si tratta di Guerin Meschino e Recchi di ciucciu che mi fece conoscere Angelo Galiano che a sua volta l’aveva registrata da Antonio e dal papà di quest’ultimo. Un terzo motivo di incontro con il professore di cui vi sto parlando fu quando a Brindisi nel 2013 lo vidi tra i relatori ad un convegno di studi sui Normanni. Da questo punto di vista ho scoperto che è attivissimo. Basta d’altronde cercarlo su Google per vedere i suoi innumerevoli impegni per la locale sezione della Società di Storia Patria e la sua collaborazione con il Centro di Smistamento Culturale 72024, giusto per fare due esempi, o il suo libro sulla Puglia preistorica, oppure le Giornate Barsanufiane. L’elenco di pubblicazioni, collaborazioni e studi è lunghissimo.

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