Come e perché partecipare al Primo Natale Spirituale della Storia

Cos’è questa storia del Natale Spirituale? In cosa consiste l’evento di cui stai parlando da un po’ di giorni? Domande di questo tipo mi stanno arrivando da più persone e desidero far sapere qualcosa. Ho già scritto che si tratta di un momento per far rinascere il proprio bambino nascosto, intanto. Ho anche riferito della possibilità di riaprire gli occhi davanti alla bellezza dell’universo e alla sua meravigliosa tenerezza. Ora voglio dare qualche maggiore indicazione su come è nata l’idea e sul perché faresti bene a partecipare alla diretta Facebook sul mio profilo personale martedì 22 dicembre 2020 dalle 18 e 30 in poi.

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Il magnifico senso del Natale 2020

Photo by Jeswin Thomas on Pexels.com

Mai come quest’anno siamo vicini al vero, autentico, profondo senso del Natale. Questo pensiero l’ho ascoltato da un bravo parroco e mi gira nel cuore e nella testa da qualche settimana. Natale deriva da nascere e secondo il suo etimo questo verbo sta a significare un passaggio dalle acque alla terra, dal liquido amniotico all’asciutto. Ciò può avvenire meglio in una situazione di quiete, di silenzio, perché i vagiti del neonato 👶 ci portino alla nostra dimensione genitoriale, alla cura con la tenerezza e la gioia della vita, di quel bambino che rinasce e che, in fondo, è il nostro cuore che in questa festività rinnova le sue promesse davanti a mistero del divino. La questione per me è così seria e importante che in questo anno speciale ho deciso di indire il primo natale spirituale. Che, a pensarci bene, è un ossimoro: ogni natale è spirituale o non è.

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Perché e come ospitare il Teatro d’Asporto

Il Teatro d’Asporto è quel che mancava nei rapporti, nelle relazioni tra le arti e le persone e tra queste ultime, tra i vicini di casa, tra chi si mette insieme (alla dovuta distanza), per assistere ad uno spettacolino di teatro in delivery o ad una performance di un’altra disciplina come la danza, l’arte estemporanea, la musica, ecc. In questo periodo di pandemia concerti, spettacoli teatrali e di altro genere con pubblico in massa non sono possibili. Cinema e teatri sono chiusi, almeno per ora. E allora ad Ippolito Chiarello viene in mente di fondare le USCA: le Unità Speciali di Continuità Artistica. Appena nata quest’iniziativa diventa subito un’ideavirus e si diffonde in Italia e all’estero. L’idea è molto semplice: portare il teatro (e la luna) sotto casa delle persone. E quindi da un lato si dà possibilità agli artisti di esibirsi ancora e dall’altro si sperimentano nuove forme di vicinanza, di socialità, di amicizia. Infatti oltre agli artisti i protagonisti del Teatro d’Asporto sono gli spettatori che organizzano il piccolo evento nei pressi della loro abitazione invitando amici, parenti, vicini. Un breve video del fondatore chiarisce come avviene la consegna.

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Fai rinascere il tuo bambino nascosto

Giuseppe Vitale a 7 Anni, nel 1982.

Ti capita mai di guardare una tua foto da bambino? A me sì, ogni giorno. Ne ho messa una nella libreria di fronte alla mia scrivania e la guardo spesso. Anzi, a dirti la verità è lui, Giuseppe settenne, che mi scruta e mi interroga. Sai cosa mi chiede?

«Hey Giuseppe grande, ti ricordi di me? A che punto sei con la realizzazione dei miei sogni?».

Sì perché quel bambino c’è ancora, vive e vuole vedere i suoi desideri realizzati. È un po’ come se lui fosse Aladino e io il genio della lampada. O il piccolo principe se vuoi. O mio figlio.

«Cosa? Tuo figlio?».

Sì, proprio così. Il nostro primo figlio siamo noi stessi da piccoli. Anche quando hai 40 o 50 o 60 anni in più rispetto alle foto delle tua fanciullezza. E anche se hai già figli e in alcuni casi pure nipoti. E quel figlio reclama, punta i piedi, fa domande in modo incessante, più dei nostri bambini, se ne abbiamo. Tu fai finta di non ascoltare, ti giri dall’altra parte, ti fai prendere dall’attuale vita, lavori e accudisci la tua prole. E certe volte bestemmi.

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La fiducia, la stella e la speranza

Il centro del potere personale, “la stanza di bottoni”, è nel proprio vero Sé, che si raggiunge superando la voce dell’ego, della negatività, dell’apatia. Si tratta della propria essenza, dello Spirito dentro di noi. In proposito le parole più illuminate le ho ascoltate da Igor Sibaldi che ne parla accostandolo alle battute di spirito, alla scintilla divina, ad una luce che brilla in noi. Lo Spirito è allora la nostra stella, ciò che tra poco guiderà i magi verso Betlemme. E da piccola e lontana che può essere all’inizio diviene il nostro sole a Mezzogiorno. In questo senso si sviluppa la nostra illuminazione, quello che ci dà la chiarezza, la divinità in ogni aspetto della nostra vita al di là di dubbi e paure. La luce viene a scacciare, quindi, ogni tenebra della nostra vita e a darci calore. Ora fino a dicembre avremo sempre meno luce, ma poi pian piano essa aumenterà. E avremo freddo ma tornerà il tepore primaverile. Noi ci mettiamo in cammino verso  essi, andiamo alla loro ricerca. Questo può essere il cammino della luce, il nostro Natale ricorrente, ciò che ci fa nascere di nuovo, permettendo allo spirito di Dio di tornare a prendere dimora in noi. Giuseppe, Maria e il Bambino vi troveranno albergo. Diventiamo la capanna che accoglie la vita, che fa spazio all’Emmanuele, al Dio-con-noi. In questo mistero c’è l’indirizzo della famiglia di origine, dove troviamo conforto, amore, voglia di vivere e portare la luce nell’inverno del mondo. Qui dentro costruiamo il nostro stesso corpo, le sue energie, le sue intenzioni. È una fabbrica questa di ogni componente. È lo scantinato dell’Iron Man di Tony Stark.

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