Auguri Speciali Oritani #8 di 10: Nadia Carbone

C’era una volta la Foresta Oritana e c’è ancora, anche se in sporadiche tracce, come quelle di Laurito, di Bosco Curtipetrizzi e altre. Essa si estendeva fra i centri di Brindisi, Taranto e Nardò. E non c’è foresta che si rispetti senza le sue ninfe. In questo articolo voglio parlarvi di una di esse. In particolare mi riferisco ad una ninfa legata ad alberi come la quercia, i pioppi e gli olmi che insieme ad altre specie vegetali ricoprivano fino all’800 un’ampia porzione di terra. Questa creatura mitologica, ispirante, di cui sto per parlare è un’amadriade. Come figlia del Grande Oceano, ha un immenso cuore ❤. Da quando la conosco, infatti, ciò che di lei più mi piace, oltre alla sua bellezza mai banale e un po’ pudica, è la sua tenerezza, la sua dolcezza. Quando, tra l’altro, le ho chiesto qual è per lei il luogo più ispirante di Oria mi ha risposto la sua casa, un’abitazione dal colore rosso tegola, in mezzo a diverse altre nella zona con le tegole rosse sul tetto non a caso, a via dei Messapi, all’ombra del castello normanno-svevo che ristora con le sue atmosfere. E alla domanda su chi è il personaggio di Oria per lei più significativo mi ha risposto suo papà Pietro. Come si fa a non volerle bene?

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Auguri Speciali Oritani #7 di 10: Vincenzo Sparviero

Vincenzo Sparviero. Foto di Diego Moretto

Nel mio peregrinare attraverso dieci diversi appuntamenti con persone di Oria che mi consentano dieci chiavi di lettura sulle tante stratificazioni, un po’ come Troia, che Oria ha, ho cercato di seguire un percorso, un filo, un racconto. Per esempio con Francesco Fistetti sono andato a disturbare Ulisse e con Gino Capone il mito di Dedalo e Icaro. Ora voglio invece abbandonare il racconto cronologico e persino il tempo. Quel tempo che con il personaggio di cui vi sto parlando ora sembra essersi fermato, vista l’invidiabile forma fisica di chi presento n questo articolo. Vorrei seguire una mappa stavolta, dei segni tracciati su un piano, un po’ come i motivi geometrici di un tappeto, magari un tappeto volante che dal balcone di Via Torre Santa Susanna n. 8, casa sua, possa librarsi su Piazza Lorch e Porta Manfredi. Su esse si affaccia. E come un moderno drone allargare via via lo sguardo man mano che si raggiungono maggiori altezze. E con Vincenzo Sparviero, di cui sto parlando ora, quell’occhiata dall’alto possiamo averla, possiamo provare l’ebrezza a contatto con uno come lui che vanta una continuità di rapporto con la città di Oria nella quale è cresciuto dal 9 Settembre 1962, giorno della sua nascita. Sin da ragazzino a 15 anni nella gloriosa Radio Oria dà spazio all’approfondimento, anche giornalistico, anticipando quel che sarà il suo mestiere. Si laurea, infatti, a Lecce nel 1986 ma già da anni prima è giornalista per La Gazzetta del Mezzogiorno di cui diventa caporedattore nel 1994. E negli anni sotto la sua penna passano tanti e tanti fatti i più disparati e lui pensa bene di tenerne traccia in due volumi:

  1. Oria, 1984-1993. 10 anni di cronaca all’ombra del castello;
  2. 1994-2006. Quando la cronaca diventa stOria.
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Auguri Speciali Oritani #3 di 10: Raffaele Trinchera

Raffaele Trinchera. Foto di Renato Spina.

Chi volge lo sguardo ad Oria da sud o da nord, ne nota il profilo che si distende su diversi monti, da Sant’Anna, o ancor prima, fino alla torre dell’acquedotto. Oggi quella linea che disegna le torri del castello, il vescovado, la cattedrale e altri edifici la chiamiamo skyline ed è il panorama urbano al confine con il cielo, una linea appunto, che con i suoi ghirigori si fa racconto, si fa poesia per la sua essenzialità. E quest’ultima richiede un aedo. Pino Malva se ne inventa uno nella sua elegia per una città dal titolo I fantasmi di Oria. Lo chiama Tivas, su suggerimento di Giuseppe D’Amico, e gli mette in bocca un breve monologo sull’assedio degli Jonici. La sua è la necessità che certi miti e certe storie siano cantate, raccontate, proclamate, dette. Non è un caso che sempre D’Amico, allora, abbia affidato i versi di un suo componimento su Oria Fumosa, la leggenda più celebre della cittadina, al personaggio che ho incluso tra i dieci 🔟 che ho scelto per narrare 10 porte di questo paese dell’Alto Salento in cui consumo le suole delle mie scarpe sin da bambino. Sto parlando di Raffaele Trinchera, classe 1963, artista per vocazione.

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Auguri Speciali Oritani #2 di 10: Enza Pinto

Foto di Enza Pinto per la campagna di Aura “Senti la tua Aura!” del 25-29 Novembre 2020.

Di certo a Enza Pinto batteva il cuore di ragazza innamorata del Rione Giudea, dove è nata e cresciuta negli anni ’80, fino all’età dell’Università, ma le stava “a futticchiu” (le calzava stretta) una certa mentalità maschilista. Così va a Bari dove si laurea e nella svolta del Millennio, nel 2000, inizia il suo primo incarico con l’Asl di quella città. Non dimentica, tuttavia, il suo paese, Oria, al quale sentimenti contrastanti la legano. Così torna non solo per esercitare la sua professione di neurologa e psicoterapeuta ma vi fonda assieme al marito Corrado De Iudicibus, ingegnere brindisino, l’associazione Aura. Il nome di quest’ultima è tutto un programma e un simbolo dai forti poteri evocativi perché oltre che l’aria, in senso poetico, indica anche aspetti neurologici, oltre che il soffio vitale di una persona. Inoltre notevole è l’assonanza con Oria. E allora Enza prende a cuore le donne e gli indifesi del suo paese, nelle cui storie sente rievocare quelle limitazioni e quelle imposizioni, se non proprio violenze, che questi ultimi sono ancora oggi costretti a subire. Io l’ho incontrata sulla strade del sangue rosa, diciamo così, per la partecipazione alla seconda edizione di un convegno che aveva organizzato e al quale ho dovuto dare forfait nel 2019. Ma abbiamo recuperato quest’anno, per il 25 Novembre 2020, con la campagna Senti la tua Aura! che ho ideato insieme ai componenti di quest’associazione, condotto con il loro ausilio e concluso con la domenica delle storie al telefono.

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Auguri Speciali Oritani #1 di 10: Antonio Corrado

Antonio Corrado, foto di Debora Mele

Quando parli di Oria ci sono due caratteristiche di questa città che colpiscono tutti, persino chi distrattamente guarda qualche sua foto: il paesaggio, la sua particolare genesi, e la storia. E c’è uno studioso, molto produttivo, che proprio sugli aspetti orografici e geologici da un lato e su quelli storici dall’altro è un punto di riferimento molto importante: il prof. Antonio Corrado. Nel 1989, quando ero adolescente, ebbi modo di accorgermi per la prima volta della sua esistenza nel momento in cui fui incuriosito da un suo pregevole studio: Oria, territorio, ambienti e paesaggi. Fu per me fonte preziosa per un mio testo su Oria che finora non ha mai visto la luce ma che un giorno mi auguro di poter pubblicare, dieci quadretti tra la fine degli anni ’80 e ’90 che prima o poi troverò il modo di divulgare. Ebbi a che fare, poi, con lui, anche se indirettamente, quando raccolsi una delle storie principali del mio spettacolo, il mio cavallo di battaglia Mistero Salentino, che ora rappresento insieme a Paolo Carone. Si tratta di Guerin Meschino e Recchi di ciucciu che mi fece conoscere Angelo Galiano che a sua volta l’aveva registrata da Antonio e dal papà di quest’ultimo. Un terzo motivo di incontro con il professore di cui vi sto parlando fu quando a Brindisi nel 2013 lo vidi tra i relatori ad un convegno di studi sui Normanni. Da questo punto di vista ho scoperto che è attivissimo. Basta d’altronde cercarlo su Google per vedere i suoi innumerevoli impegni per la locale sezione della Società di Storia Patria e la sua collaborazione con il Centro di Smistamento Culturale 72024, giusto per fare due esempi, o il suo libro sulla Puglia preistorica, oppure le Giornate Barsanufiane. L’elenco di pubblicazioni, collaborazioni e studi è lunghissimo.

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Il miglior romanzo da leggere in pandemia

Photo by Victor on Pexels.com

Viviamo tempi di incertezza, di distanza gli uni dagli altri, di isolamento. Sono tempi difficili e duri per tanti aspetti e per chi ha subito la conseguenze più gravi della pandemia si è aggiunto anche il dolore. Oltre a questo c’è anche da considerare un altro aspetto: quel che ho scritto sopra rappresenta il giusto mix di ingredienti per un’avventura, un riscatto e una rinascita. Le transizioni, come quella che stiamo vivendo, portano a questo e sono il contenuto più bello dei romanzi. E fra tutti questi spicca la reclusione di Edmond Dantès nelle segrete del Castello d’If insieme all’abate Farìa, grande saggio che lo istruisce in varie discipline, dall’economia, alla matematica, alle lingue straniere ed alla filosofia. Sto parlando di un’opera che è tra le migliori di tutti i tempi, per quanto è avvincente, per lo spirito di resilienza, diremmo oggi, che la caratterizza e per la trasformazione di Edmond nel Conte di Montecristo, una figura di grandissimo carisma: Il Conte di Montecristo.

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Diego Armando Maradona non è morto

Santo Diego
Santo Diego, Napoli, 2019, foto di Nadia Carbone.

Diego Armando Maradona è un mito. E dal momento che i miti a un certo punto scompaiono dove nessuno sa ma non muoiono, neanche Maradona è morto. Come Alessandro Magno, Ulisse, Buddha, Lui è il cuore grande come la città di Napoli anche se Napoli è ancora più grande, mistero di questa città enorme quanto le sue leggende eppure ne contiene tante come San Gennaro, Totò, Pino Daniele, Massimo Troisi e molte altre. Maradona è un dio nel campo, il dio del pallone ⚽. Come lo racconti ai fan di Cristiano Ronaldo o di Messi? Grandi campioni, per carità, ma con l’argentino saliamo nell’olimpo. Per questo sono costretto a scrivere questo mio pezzo oggi alternando l’imperfetto dell’uomo visto in campo e fuori con il tempo presente del mito immortale. Ancora me lo ricordo quando nel 1984 passò dal Barcellona al Napoli, avevo dieci anni e andavo a comprare le pizze “dal napoletano” in paese, l’unico che le sapesse fare all’epoca e che appena il presidente Ferlaino diramò la notizia lui aveva già, accanto agli immancabili corni portafortuna e a detti come “Accà nisciun è fess”, il poster con la maglia azzurra numero dieci entrata nella storia del calcio di tutti i tempi. Il suo trasferimento in Italia fu pagato una cifra spropositata all’epoca: 13 miliardi e mezzo di lire. Prima di lui nessuno era stato acquistato per una cifra maggiore. Prima che arrivasse era già “in odore di santità” e appena è sbarcato a Napoli è diventato uno dei principali pezzi dei presepi di San Giorgio a Cremano. E lui i miracoli li ha fatti con Salvatore Bagni, Ciro Ferrara, Antonio Careca che volavano in campo. Anche nelle giornate un po’ no, bastava la sua presenza.

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Diario d’un inizio autunno romano

Pay me to walk in Rome, pagatemi per camminare a Roma. Rubo ad Hawaiki, alias Carlo Farina, il suo ormai famoso hashtag #paymetodonothing. Se lui sta sdraiato a Via del Corso a Roma chiedendo di essere pagato per non fare nulla, io vorrei chiedere di essere pagato per camminare per le strade e le piazze di Roma. Tra l’altro proprio passeggiando ho incontrato questo genio di ragazzo napoletano e, ovviamente, c’è scappato il selfie.

Una provocazione la sua? Fancazzismo? Io ritengo che ci sia lo stesso genio di Duchamps. Ve li ricordate i baffetti alla Gioconda di Leonardo? Oppure l’orinatoio? Di solito la reazione di fronte a queste opere è: <<che ci vuole? Avrei potuto farlo anche io!>>. E allora perché non lo hai fatto? Perché non lo fai? Perché non tiri fuori la tua creatività? Il primo passo è l’ammirazione, non il disprezzo (al quale alcuni si lasciano andare), per gli artisti di strada (nel caso di Carlo). A proposito di strada, per la capitale se ne possono fare di incontri, come quello capitatomi (per caso?) con Lello Arena.

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