L’artista, il bambino e la sua sua via

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C’è chi ogni mattina porta fuori il cane a pisciare. Io, invece, porto fuori il mio bimbo, anche se non ho figli e né mi occupo di nessun pargolo. Questo frugoletto di cui parlo sono io stesso. All’alba di ogni santo giorno metto il naso fuori per salutare il sole che nasce: un rituale del mio artista-bambino interiore. Ne ho già parlato in un articolo in cui ci dialogo proprio con questa figura che ho risvegliato dentro di me e che ormai mi fa compagnia sempre. Qui voglio rivelare una delle principali fonti di quest’idea che, tra l’altro, avevo già esplorato in un racconto teatrale nel quale parlo della mia infanzia: Il Leone di San Cosimo. Ebbene, quando mi sono deciso a leggere La via dell’artista di Julia Cameron ho benedetto il cielo perché mi sono incamminato meglio verso il meraviglioso fanciullo che alberga in ciascuno di noi, indipendentemente se poi si sceglie di fare gli artisti oppure no. Comunque noi tutti, senza eccezioni, nasciamo con grande creatività, con giocosità, con talenti incredibili. Poi succede qualcosa che manda in malora ogni cosa o quasi. Di questo mi ero già accorto quando più di dieci anni fa iniziavo la mia esplorazione nel mondo dell’improvvisazione teatrale. Con il libro di cui ora parlo qui l’incontro con esso, il suo recupero, la sua valorizzazione sta diventando ogni giorno più bella, importante e significativa. Esso si configura come un vero e proprio corso di dodici settimane che ti consiglio proprio di intraprendere, qualsiasi sia la tua professione. Io ci ho impiegato anche più del tempo indicato perché ho succhiato il midollo di ogni pagina, ho svolto con cura ogni esercizio, ho approfondito ogni aspetto possibile.

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L’Appia, il grano e la mappa

Sigillo alfabetico di Pietro Porro.

«Questa via arriva fino a Roma» mi dicevano da bambino davanti a quel che resta delle colonne terminali della via Appia in cima alla scalinata Virgilio a Brindisi. Io, allora, dicevo dentro di me: «Caspita allora Roma è molto più vicina di quel che credevo!». E sgranavo gli occhi e immaginavo una via dritta dritta senza passar per paesi e città che in poche ore ti porta fino alla capitale. Non avevo tutti i torti. Perché prima di qualsiasi altra cosa la Regina Viarum è una linea, un’idea, l’archetipo di tutte le vie. L’operazione che fanno i romani con la loro ingegneria da guerra è tagliare l’appennino con il loro gladio. Di netto collegano la “testa del cervo” e il suo sbocco sul mare alla caput mundi. E su di essa carri e sandali macinano chilometri su chilometri in qualche giornata di cammino. Se le vie di Roma sono il frutto di uno schema, l’Appia ne è la traccia fondamentale sulla quale muovere con la massima rapidità possibile il cursore. Del resto personalmente non faccio altro che fare la spola tra i due capi. Il gioco si svolge qui. Paolo Rumiz se ne rende conto, la percorre a piedi e racconta tutto in Appia. Un’idea semplice che però nessuno dal 1745 attuava. E questa cosa ha dell’incredibile per me, ai tempi delle passeggiate archeologiche, del cammino di Santiago e robe simili. Possibile che a nessuno sia venuto in mente? Forse sì, ma nessuno si è fatto venire le vesciche ai piedi sotto il sole estivo per attraversarla. E ⚠ attenzione, bisogna vedere in quale senso! Perché non parte da Brindisi e va a Roma. Sarebbe stato scontato visto il detto popolare “tutte le vie portano a Roma”. Il nostro giornalista-scrittore crede nell’assioma contrario: “tutte le vie partono da Roma“. Un ribaltamento culturale non da poco, un rovesciamento del tavolo rispetto a chi pone al vertice del triangolo la città laziale e in basso quella pugliese.

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L’Italia è rossa ma il teatro d’asporto continua le sue consegne

Foto di Ileana Inglese

L’Italia è dunque rossa e in parte arancione dal 24 Dicembre 2020 al 6 Gennaio 2021. Per sapere cosa comporta questo e come regolarsi si può leggere l’articolo su Ansa.it. Bar, ristoranti e teatri in quei giorni potranno fare consegne solo attraverso l’asporto. Teatri? Sì, proprio i teatri o, per meglio dire, gli attori, gli artisti che hanno aderito alle Unità Speciali di Continuità Artistica di Ippolito Chiarello. Lo spettacolo, ora, lo si può suddividere in tanti pezzi, ordinarlo e goderselo dalla finestra o dal balcone di casa mentre l’artista te lo recita a distanza, in tutta sicurezza. Anche io sono una di queste unità attraverso il mio Teatro d’Asporto, una gran bella iniziativa molto apprezzata da tanti, una sorta di ideavirus che sta circolando in Italia e all’estero. E nei giorni di “zona rossa” potrò continuare a erogare le mie esibizioni a chi le vorrà avere.

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