Auguri Speciali Oritani #11 di 10: Giuseppe Vitale

Ci sono ore del giorno, dopo mezzodì, che nelle piazze, per le vie e i vicoli delle città e dei paesi che si affacciano sul Mediterraneo, scatta la controra. È l’ora del dio Pan e di ninfe, come Nadia Carbone, oritana già presentata nella galleria degli auguri speciali per il 2021. È una sorta di satiro che ben ama i piaceri della vita, invasato come Dioniso e a volte un po’ malinconico. Altre volte è uno spiritello giocoso e irriverente, un giullare pronto con i suoi strali che non risparmiano niente e nessuno. Di sé ha già detto che si sente sia attore sia filosofo. Ama scrivere lettere a se stesso in cui si auto-loda, si auto-celebra senza ritegno! Qualcuno potrebbe trovarlo eccentrico, ma tant’è. Se vuoi incontrarlo vai a Via Francesco Milizia a Oria, il luogo per lui più ispirante in questa fase della sua vita. Alla controra consuma le suole delle scarpe e il vitreo dei suoi occhi 👀 in quella che è la promenade (dal francese: passeggiata) per eccellenza della città che fu micenea, messapica, normanna e romana. Del resto Giuseppe Vitale, di cui qui sto parlando, è uno spiritello dei luoghi, tanti ne ha vissuti ad Oria, a parte i suoi anni romani. E un po’ con i posti in cui è stato sembra perdersi, sembra lasciare sempre qualcosa di sé a partire dal Santuario di San Cosimo alla Macchia dove ebbe la sua teofania tra il 1977 e il 1980, la sua vocazione all’arte della scena alla quale ha dedicato finora gran parte della sua vita. E di quegli anni ne ha fatto un racconto, Il Leone di San Cosimo in cui il suo artista-bambino 🧒 ha avuto una grande possibilità di recupero. Perché il rischio per ogni artista è quello di restare bloccati, più o meno a lungo. Vitale in questo spettacolo in cui si esibisce assieme a Paolo Carone, autore delle canzoni, fa del suo egocentrismo fanciullesco la sua bandiera, il filtro con cui racconta un microcosmo alla fine degli anni ’70, che come una monade riflette tutto il mondo.

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Perché e come ospitare il Teatro d’Asporto

Il Teatro d’Asporto è quel che mancava nei rapporti, nelle relazioni tra le arti e le persone e tra queste ultime, tra i vicini di casa, tra chi si mette insieme (alla dovuta distanza), per assistere ad uno spettacolino di teatro in delivery o ad una performance di un’altra disciplina come la danza, l’arte estemporanea, la musica, ecc. In questo periodo di pandemia concerti, spettacoli teatrali e di altro genere con pubblico in massa non sono possibili. Cinema e teatri sono chiusi, almeno per ora. E allora ad Ippolito Chiarello viene in mente di fondare le USCA: le Unità Speciali di Continuità Artistica. Appena nata quest’iniziativa diventa subito un’ideavirus e si diffonde in Italia e all’estero. L’idea è molto semplice: portare il teatro (e la luna) sotto casa delle persone. E quindi da un lato si dà possibilità agli artisti di esibirsi ancora e dall’altro si sperimentano nuove forme di vicinanza, di socialità, di amicizia. Infatti oltre agli artisti i protagonisti del Teatro d’Asporto sono gli spettatori che organizzano il piccolo evento nei pressi della loro abitazione invitando amici, parenti, vicini. Un breve video del fondatore chiarisce come avviene la consegna.

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Trenta idee per promuovere il tuo spettacolo

Il mix di marketing

Come si può fare pubblicità a uno spettacolo in modo che vengano a vederci tanti spettatori? Come possiamo promuovere le nostre attività di show? Questo post presenta 30 idee in proposito. Si tratta di spunti, di possibilità, di piste di lavoro che si possono mettere in pratica. E se non tutte almeno una buona parte. L’importante è scegliere quelle che al momento, il gruppo, la compagnia teatrale, o il singolo che sta promuovendo lo spettacolo può realizzare: quelle che sono, insomma, alla portata del budget disponibile. Si potranno poi utilizzarne delle altre in futuro.

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