Appello in cinque punti agli Oritani

Alzi la mano chi, da oritano o da amante e visitatore della città di Oria, non ha camminato per le vie del suo centro storico facendosi conquistare da vestigia di grande bellezza e valore storico-culturale come il quartiere ebraico, il castello normanno-svevo, la Basilica Cattedrale, solo per citare alcuni degli innumerevoli tesori della storia tri-millenaria di una città abitata sin dal Paleolitico, che fu capitale della Messapia, Municipio Romano e centro medievale e poi rinascimentale e barocco di grande importanza. Camminandoci dentro le pietre stesse raccontano a gran voce vicende avventurose ora avvolte dalla leggenda come Oria Fumosa, e altre volte dedicate a culti che si propagarono per tutto il Mediterraneo come quello di Demetra sul Santuario di Monte Papalucio, e altre volte ancora che coinvolsero una comunità come quella ebraica che fu faro di civiltà attorno all’anno mille. Certe sere quando c’è più silenzio e si presta orecchio 👂 sembra arrivare la voce del vescovo Andrea, assassinato nel 979 da un funzionario dell’imperatore d’oriente, Tommaso d’Oria, il ribelle che liberò la città dal giogo di Manfredi, dell’umanista Quinto Mario Corrado al quale la regina di Polonia chiese di scrivere la storia del suo regno. Tutta questa storia la si ritrova nei suoi musei, nei suoi scavi archeologici, negli studi e nelle pubblicazioni sin da quella di Erodoto di Alicarnasso che ne racconta la fondazione ad opera dei Cretesi. Ed essa anima ancora le menti degli storici, dei suoi operatori culturali, delle innumerevoli associazioni che si dedicano a questo o a quell’altro aspetto, a questa o a quell’altra epoca. E dà vita a cooperazione, a spirito d’iniziativa e a manifestazioni di ampio respiro come il corteo storico di Federico II e il Torneo dei Rioni. Bisogna riconoscere l’impegno e gli ottimi risultati dei rioni, degli sbandieratori e della Pro Loco.

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L’Italia è rossa ma il teatro d’asporto continua le sue consegne

Foto di Ileana Inglese

L’Italia è dunque rossa e in parte arancione dal 24 Dicembre 2020 al 6 Gennaio 2021. Per sapere cosa comporta questo e come regolarsi si può leggere l’articolo su Ansa.it. Bar, ristoranti e teatri in quei giorni potranno fare consegne solo attraverso l’asporto. Teatri? Sì, proprio i teatri o, per meglio dire, gli attori, gli artisti che hanno aderito alle Unità Speciali di Continuità Artistica di Ippolito Chiarello. Lo spettacolo, ora, lo si può suddividere in tanti pezzi, ordinarlo e goderselo dalla finestra o dal balcone di casa mentre l’artista te lo recita a distanza, in tutta sicurezza. Anche io sono una di queste unità attraverso il mio Teatro d’Asporto, una gran bella iniziativa molto apprezzata da tanti, una sorta di ideavirus che sta circolando in Italia e all’estero. E nei giorni di “zona rossa” potrò continuare a erogare le mie esibizioni a chi le vorrà avere.

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Perché e come ospitare il Teatro d’Asporto

Il Teatro d’Asporto è quel che mancava nei rapporti, nelle relazioni tra le arti e le persone e tra queste ultime, tra i vicini di casa, tra chi si mette insieme (alla dovuta distanza), per assistere ad uno spettacolino di teatro in delivery o ad una performance di un’altra disciplina come la danza, l’arte estemporanea, la musica, ecc. In questo periodo di pandemia concerti, spettacoli teatrali e di altro genere con pubblico in massa non sono possibili. Cinema e teatri sono chiusi, almeno per ora. E allora ad Ippolito Chiarello viene in mente di fondare le USCA: le Unità Speciali di Continuità Artistica. Appena nata quest’iniziativa diventa subito un’ideavirus e si diffonde in Italia e all’estero. L’idea è molto semplice: portare il teatro (e la luna) sotto casa delle persone. E quindi da un lato si dà possibilità agli artisti di esibirsi ancora e dall’altro si sperimentano nuove forme di vicinanza, di socialità, di amicizia. Infatti oltre agli artisti i protagonisti del Teatro d’Asporto sono gli spettatori che organizzano il piccolo evento nei pressi della loro abitazione invitando amici, parenti, vicini. Un breve video del fondatore chiarisce come avviene la consegna.

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Il teatro e la luna vengono sotto casa tua

Photo by Romain Kamin on Pexels.com

Ho sognato la luna stanotte, era davvero grande, enorme e vicinissima alla terra, quasi la toccava come nel racconto di Italo Calvino La distanza della luna. Poi sempre nel sogno sono andato in un paese nel leccese e al ritorno verso casa a Oria (Br), camminando a piedi, ho incontrato Ippolito Chiarello, che si auto-definisce “attore, agitatore culturale, barbone teatrale”, per me un fratello più grande in età (lui del ’67 e io del ’74) e nell’arte, basta leggere la sua biografia. Ed è una bella, straordinaria coincidenza! Nel sogno tutti e due eravamo andate a fare teatro per strada. Vedendolo, ho deciso di seguirlo e si è esibito vicino a delle piscine, a dei campi sportivi, in alcuni luoghi ampi. Ebbene, proprio ieri sera l’ho sentito per dargli conferma della mia partecipazione al suo ultimo progetto, le Unità Speciali di Continuità Artistica, a cui sto aderendo con il mio Teatro d’Asporto al quale sto per dedicarmi nelle vie della mia cittadina, Oria, recandomi davanti alle abitazioni degli oritani per raccontare loro storie e recitare monologhi e culacchi e cunti, ecc. Tutti i dettagli si trovano a questo indirizzo: https://bit.ly/delivery-theatre-oria.

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