La fiducia, la stella e la speranza

Il centro del potere personale, “la stanza di bottoni”, è nel proprio vero Sé, che si raggiunge superando la voce dell’ego, della negatività, dell’apatia. Si tratta della propria essenza, dello Spirito dentro di noi. In proposito le parole più illuminate le ho ascoltate da Igor Sibaldi che ne parla accostandolo alle battute di spirito, alla scintilla divina, ad una luce che brilla in noi. Lo Spirito è allora la nostra stella, ciò che tra poco guiderà i magi verso Betlemme. E da piccola e lontana che può essere all’inizio diviene il nostro sole a Mezzogiorno. In questo senso si sviluppa la nostra illuminazione, quello che ci dà la chiarezza, la divinità in ogni aspetto della nostra vita al di là di dubbi e paure. La luce viene a scacciare, quindi, ogni tenebra della nostra vita e a darci calore. Ora fino a dicembre avremo sempre meno luce, ma poi pian piano essa aumenterà. E avremo freddo ma tornerà il tepore primaverile. Noi ci mettiamo in cammino verso  essi, andiamo alla loro ricerca. Questo può essere il cammino della luce, il nostro Natale ricorrente, ciò che ci fa nascere di nuovo, permettendo allo spirito di Dio di tornare a prendere dimora in noi. Giuseppe, Maria e il Bambino vi troveranno albergo. Diventiamo la capanna che accoglie la vita, che fa spazio all’Emmanuele, al Dio-con-noi. In questo mistero c’è l’indirizzo della famiglia di origine, dove troviamo conforto, amore, voglia di vivere e portare la luce nell’inverno del mondo. Qui dentro costruiamo il nostro stesso corpo, le sue energie, le sue intenzioni. È una fabbrica questa di ogni componente. È lo scantinato dell’Iron Man di Tony Stark.

Ci prepariamo, dunque, all’avventura per quanto incerta, difficile. In esso riceviamo in abbondanza tutto ciò di cui abbiamo bisogno. L’Universo intero ne è la fucina nella quale forgiamo ciò che ci è necessario. Fa caldo qui anche a Gennaio, anche quando ci sono venti gelidi. Si suda, si sta come Vulcano a battere l’incudine. È un momento della storia, questo, fondativo, progettuale, creativo. Noi creiamo la nostra stessa forza, la nostra potenza, le nostre armi che come Atena indossiamo e con le quali ci batteremo contro usurpatori e invasori che vogliono distruggere il nostro giardino. Nemici, si badi bene, che sono interni a noi stessi. È nel nostro recinto che la guerra infiamma. Di essa noi sappiamo già di uscirne vincitori, senza alcun combattimento come insegna Sun Tzu ne L’Arte della guerra. Questa fornace si accende e si alimenta con la speranza attiva, non quella passiva, generica, “oppiacea” e convenzionale. La speranza di cui parlo è la tendenza, l’aspirazione che ci porta verso la meta e che per questo letteralmente, etimologicamente, stende il nostro cammino, ci libera essa stessa da ogni ostacolo. Come tale è una fresca forza vitale che ci dà energia e fiducia. Non è un caso se il nostro attuale ministro della salute ha per cognome proprio “Speranza”. Questo è un segno per coloro che vogliono leggerlo. In nome della speranza noi all’epoca della pandemia da Covid-19 guardiamo in modo più consapevole la situazione.

Gli antichi romani sapevano quanto fosse preziosa e come triste fosse la vita senza la spēs. Veniva chiamata l’ultima dea perché nel mito del vaso di Pandora è l’unica che resta. Pandora fu forgiata da Efesto (Vulcano per i romani). È con il suo sacro fuoco che dobbiamo lavorare, che è il nostro spirito, ciò che in noi ribolle, si muove, è vivo, dà forma e sostanza a tutte le cose, il cuore dell’energia, la pulsione di fondo, il battito, la combustione, laddove l’ossigeno viene bruciato, consumato. È ciò che ci brucia dentro, ciò che fa ardere i nostri desideri, è la nostra più alta aspirazione, è la voce di Dio, è il roveto ardente di Mosè, è ciò che non ha nome perché è all’origine di tutti i nomi, è il mistero informe di tutte le cose, ciò da cui tutto ha origine. E possiamo ritrovarlo lasciandoci inondare dal sole delle ottobrate fino all’estate di San Martino. Perché è della gioia che abita in noi che stiamo parlando, della nostra bella pace, della serenità che accompagna la nostra anima. Perciò approfittiamo di essa, lasciamo che i raggi del sole illuminino ogni antro, ogni grotta, tutte le stanze, anche quelle che non conoscono aria e luce da tempo. Questo è il momento propizio per il nostro spirito che nel primo giorno di Novembre si ricoprirà della gloria della santità di cui anche noi siamo partecipi.

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2 pensieri su “La fiducia, la stella e la speranza

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