Diventare ricchi, belli e felici camminando

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Io vado sulla strada, cammino, per cercare, scorgere e seguire Dio. Per trovarne le tracce e diventare suo segugio. Lui, da qualche parte, si fa trovare a un certo punto. E si può diventare sempre più bravi a scovarlo. Questa è una grande arte, l’arte della salvezza e della libertà, pur nei tempi dell’incertezza in cui ci troviamo. L’arte in cui si collegano cervello e gambe, in cui la circolazione è completa e nutre ogni cellula del corpo. Io cammino tanto, non so tu, e ti consiglio di farlo, specie ora, anche se negli orari e nei luoghi magari dove non c’è rischio di assembramenti. La camminata mette in moto le cellule e la fa sentire vive, attive. Ti suggerisco proprio di farlo perché non c’è nulla come il camminare che è legato così tanto al pensiero delle cose e del mondo, che sviluppa l’osservazione rapida, il collegamento fulmineo tra gli elementi. Sembra un’attività lenta e per tanti aspetti lo è ma va alla più grande velocità, ben superiore a tutte le altre. Pare faticoso anche ma in realtà l’esercizio alimenta se stesso e la stanchezza sparisce. Il corpo diventa la più bella delle macchine. Neanche a Maranello possono fare di meglio, sia a livello di motore sia a livello di carrozzeria. Si diventa molto più belli, si armonizzano le forme, si diventa attraenti. E io lo sto diventando moltissimo camminando 😉

Camminare, poi, è il lusso più esclusivo che possiamo concederci. È il top! Ci rende i più ricchi al mondo perché ci rende padroni della vera ricchezza di cui grandi coach e imprenditori di successo sono ben consapevoli. Persone come Tony Robbins, Richard Branson, Alfio Bardolla, Jack Canfield, Harv Eker, Brian Tracy ne parlano tanto ben consci del suo enorme valore: il tempo. Qualcuno potrebbe obiettare che ci vogliono anche i soldi, i beni oggettivi, i redditi per diventare ricchi. E senz’altro è così. Non è che ad ogni passo ci ritroviamo una banconota in più in tasca. Magari! Quasi quasi ci scrivo su una sceneggiatura per un film divertente 😀 Però ci ritroviamo a un gradino in più sulla scala di ciò che è alla base di qualunque patrimonio: il mindset, la mentalità di successo. Grazie ad essa puoi arrivare in un certo tempo a grandi traguardi, anche partendo da zero come hanno fatto e continuano a fare i nuovi ricchi che diventano sempre più numerosi. Io ne ho conosciuti alcuni e se vuoi te li presento. Farci amicizia è un altro ottimo step.

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Camminare mette le ali potremmo dire rubando l’idea a una famosa pubblicità. E a pensarci bene è un’attività angelica. È come sorvolare sul mondo, osservarne dall’alto le geometrie, guardare gli skyline ma anche i dettagli come fa Marco Polo ne Le città Invisibili di Italo Calvino. Con l’energia che ti porti dietro puoi anche risanare i luoghi, a volte brutti, che attraversi. Camminare è preghiera, è energia che risuona e che abbellisce, è riplasmare ciò che ha preso una certa forma che non è più necessaria. Camminare vuol dire essere viandanti con Giovanni Battista e insieme a lui riempire i burroni e abbassare i colli per preparare la via del Signore. Camminare è allora precedere l’opera di Dio, diventare suoi emissari, suoi agenti. Gesù per questo invia i suoi discepoli nel 🌏 . Per tanti è anche diventata una pratica meditativa. Io, finora, non ho mai partecipato a meditazioni di questo tipo (e ne sono curioso) ma intanto me ne sono inventata una che svolgo ogni mattina all’alba vagando nei dintorni di casa mia. Ma anche quando ho qualche problema, qualche blocco, qualche nodo ci cammino su e si scioglie. Mi metto a passeggiare anche quando ho mal di testa. Funziona meglio di qualsiasi farmaco. E lo faccio inoltre appena arrivo in un posto nuovo: per prima cosa lo esploro e prendo i miei riferimenti. Poi ci torno con maggior calma vedendo i dettagli, i tesori che nasconde. Per questo porto in tasca sempre almeno qualche spicciolo perché quelli più belli sono i sorrisi dei mendicanti, oppure delle persone, spesso estranee, a cui offro un ☕ . A proposito di caffé se questo post ti piace e se torni spesso a leggere gli articoli che ci sono e che spero che ti piacciono ti vorrei chiedere di offrirmene tu ora uno attraverso una piccola donazione come più di qualcuno sta facendo permettendomi di approfondire questo lavoro che faccio, le ricerche che vi sono necessarie, le risorse di cui necessito. Grazie di ❤

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Stare in piedi fermi o seduti è piuttosto innaturale. I nostri antichi progenitori camminavano tanto per cacciare e a volte correvano. È camminando che stiamo più in equilibrio, che la nostra mente e il nostro corpo funzionano come un’orchestra. Noi questo siamo: dei musicisti ambulanti, degli artisti di strada. Portiamo la nostra gioia e la nostra luce a chi guarda, a chi osserva, a chi cammina con noi. Produciamo vibrazioni che vanno all’unisono con quelle degli altri e in questo modo produciamo una sinfonia benefica, meravigliosa. Siamo come Il Cinese Felice o Il Buddha che Ride: un uomo che all’epoca della dinastia T’ang (618-907 d.C.), camminava per le strade con un grande sacco in cui metteva canditi, frutta e dolci. La storia è la numero dodici delle 101 storie zen e narra di un viandante che dava dei doni ai bambini che si affollavano intorno a lui a giocare. Un giorno un maestro zen gli chiese: «Che cos’è lo zen?». E l’unica risposta che il cinese felice diede fu di lasciar cadere il sacco a terra. Allora il maestro gli chiese: «Che cos’è la realizzazione dello zen?». L’uomo si rimise il sacco sulle spalle e continuò per la sua strada.

Questa storia mi ricorda l’aneddoto di quando a un millepiedi fu chiesto: «Come fai a coordinare tutti quei piedi?». L’insetto ci pensò, si osservò, cercò di capirlo ma non riuscì più a farlo perché incespicava e cadeva. Il pensiero del camminante è diverso da quello analitico, da tavolino. È un pensiero che si fa andando, andando e andando. Che viene da sé, che sorge spontaneo come una pianta agreste. E che trova in se stesso la sua pienezza e la sua realizzazione. Soprattutto nella pandemia che stiamo attraversando camminare ha assunto ancor maggior valore 🎖 perché è un modo di vivere in simbiosi con gli spazi di libertà che possiamo trovare. Invece di affollarci nelle feste patronali (così a Vincenzino De Luca non gli viene un attacco di bile 😡 ) e camminare come le marionette, come abbiamo fatto sempre (anche se a qualcuno questo bagno di folla piace e magari gli manca pure), ora possiamo camminare da soli o in piccoli gruppi (mantenendo le distanze) e ritornare ad una favorevole e benefica dimensione naturale e spirituale. Ci pensino i sacerdoti. Ma anche gli insegnanti. La filosofia si fa camminando tra l’altro come sapevano bene i peripatetici ed è molto più vicina alla meditazione di quanto si crede in occidente. Pure la letteratura si fa con i passi tardi e lenti di Francesco Petrarca.

Solo et pensoso i più deserti campi

vo mesurando a passi tardi et lenti,

et gli occhi porto per fuggire intenti

ove vestigio human l’arena stampi.

Ti piace 🚶 per strada o nei boschi o in luoghi particolari? Lo fai spesso? Ti va di raccontarci qualcosa nei commenti?

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