Quella gran bell’ideavirus del teatro in delivery

Foto dell’articolo su La Gazzetta del Mezzogiorno del 12 Dicembre 2020

Con il teatro d’asporto si sconfigge il virus. Così titola oggi La Gazzetta del Mezzogiorno, edizione Salento, un ampio articolo dedicato al Teatro d’Asporto. In esso si parla della rete internazionale delle Unità Speciali di Continuità Artistica, create da Ippolito Chiarello, che stanno avendo un’ampia diffusione nello stivale e all’estero, in paesi come Francia e Brasile. Si dice, inoltre, di Ippolito e di me che in questo momento speciale, storico dell’umanità, stiamo anticipando i tempi nuovi. Perciò quando a lui è venuta l’idea del delivery del teatro, io vi ho aderito subito. E dal 4 Dicembre, giorno del battesimo di fuoco di questo progetto, sto effettuando a buon ritmo una serie di consegne di pièce a domicilio. Su questo articolo, tra l’altro, è in atto un contest che terminerà alla mezzanotte. In palio c’è uno mio spettacolo che vengo a realizzare dove vuoi tu. Il titolo scelto da questo quotidiano mi ha fatto venire in mente che siamo di fronte a quella che potremmo definire un’ideavirus, secondo il best-seller di Seth Godin Propagare l’ideavirus. L’idea di portare gli spettacoli teatrali sotto casa delle persone, infatti, si sta diffondendo come un virus un po’ ovunque e con grande favore in ogni luogo. Quindi potremmo dire “virus schiaccia virus”. Se i teatri sono chiusi e questo manda in difficoltà gli attori, questi ultimi reagiscono non combattendo contro la chiusura, cosa che non sortisce effetti. Invece iniziano ad imitare la propagazione delle particelle infettive come quella del Covid-19.

Che cos’è un’ideavirus? È una grande idea che corre, scatenata, attraverso il target. È un’idea affascinante, che si propaga attraverso una parte della popolazione, educando, cambiando e influenzando chiunque incontri. E, nel nostro mondo, cha cambia rapidamente/istantaneamente, l’abilità e il modo di costruire, lanciare e guadagnare da un’ideavirus è la prossima frontiera.

Questo scriveva da grande uomo di marketing qual è Seth Godin nel 2000 in Propagare l’ideavirus. E ora che sono passati venti anni da quella data il mondo corre con una velocità triplicata. La notizia buona è che le idee buone possono diffondersi immediatamente a patto che abbiano certe caratteristiche che le fanno diventare condivisibili. E il barbonaggio teatrale in delivery di Ippolito sembra proprio averle centrate. A partire dal fascino di questo attore che tra un film e l’altro, uno spettacolo teatrale e l’altro, ha girato l’Europa con il suo impermeabile, la sua panca e il cartello “Attore al lavoro”.

E come ogni virus anche il Teatro d’Asporto ha i suoi untori. Ad esempio ci sono Marica e Roberta che si conoscono in pieno lockdown nella consegna di pacchi alimentari. Si impegnano poi nel movimento di rivendicazione per il riconoscimento della categoria e per i diritti dei lavoratori che da marzo sono fermi e senza un adeguato sostegno economico. Ora si ritrovano spalla a spalla nel Teatro Delivery Milano. Con Carlo Dalla Costa, poi, in Umbria questo progetto diventa un teatro a domicilio in cui mette a disposizione dei suoi ospitanti-spettatori le sue qualità che provengono soprattutto dalla Commedia dell’Arte che ha nella scuola Nico Pepe di Udine, dove si è formato e ora insegna, uno dei suoi principali centri. Luana Locorotondo da San Pietro Vernotico (Br) spiega il tema di cui sto parlando qui con un suo bel video.

Questi untori si muovono come rider in bicicletta per lo più. C’è anche però chi va in vespa come Carullo Minasi. Io personalmente ho scelto di andare a piedi in paese con la mia valigia dell’attore. Altri ancora hanno deciso di dedicarsi per lo più ai bambini come Vitamina C Lab.

Lo sciame, il pubblico, in questo caso secondo i dettami dell’ideavirus va scelto tra coloro che rispettano il valore intrinseco del servizio o spettacolo che si vuole fornire loro. Appare chiaro che gli studenti vogliono cose diverse dai giardinieri, che sono diversi dagli esperti di computer scriveva Godin. C’è chi il Teatro d’Asporto lo sceglie come regalo natalizio in questo periodo. Chi lo riceve, a volte, non ne sa niente fino all’ultimo momento. Com’è accaduto in una delle distribuzioni a domicilio che sto effettuando in questi giorni. All’inizio di essa l’ignaro spettatore mi ha apostrofato quasi con male parole: «Ma quali teatru? Vi’ ci ti ni vai di casa mia ca no è cosa, è pericolosu, ‘nci stai lu corona!» (Ma quale teatro? Vedi di andartene che non è cosa, è pericoloso, c’è il coronavirus). Scoperto l’arcano e cioè il regalo della sorella da Bari e la sorpresa di figli e nipoti, dopo mesi di isolamento, nell’ampio spazio all’aperto della sua casa in campagna, l’uomo si rilassa, assiste alla performance, ne rivive i racconti di un tempo, si entusiasma così tanto che alla fine non solo si scusa per la quasi ostile accoglienza nei miei confronti ma mi ringrazia e mi invita per future esibizioni. Per questo e per altri motivi il Teatro d’Asporto libera, ricrea e rianima ovunque lo si porti.

Che ne dici di farti contagiare anche tu da questa bella ideavirus? Mettiti in contatto con me e parliamone subito ☺. Grazie!

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